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«Forza ed esperienza al servizio delle Aquile»

«Forza ed esperienza al servizio delle Aquile»

Football prima divisione. I due nuovi americani sono arrivati a Ferrara Piadina, cappellacci e allenamento, senza pensare al jet lag

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FERRARA. Con poche ore di sonno addosso, ma soprattutto dopo 30 ore di volo che dagli States li hanno condotti a Ferrara venerdì notte, Travis Hansen (linebacker) e Tyler McCulloch (ricevitore) - i due nuovi americani delle Aquile - hanno posato per le foto di rito in redazione a “La Nuova”, rilasciando la loro prima intervista italiana. Ad accompagnarli il presidente Alfredo Ferrandino e il gm Raffaello Pellegrini, visibilmente soddisfatti per quello che - stando ai presupposti - i due giocatori potranno dare alla causa estense. Seppur giovanissimi (22 anni Tyler e 23 Travis) non hanno dato assolutamente l’impressione dello “yankee in gita”, mostrando anzi idee molto chiare, come quella di essere ancora a Ferrara il 9 luglio prossimo, data della finale tricolore.

«Ho accettato l’offerta arrivata tramite coach Mantovani - esordisce Hansen - per la storia prestigiosa delle Aquile e per quel senso di famiglia che è scaturito dai racconti sulla squadra».

«Io ho chiesto un consiglio a un mio ex compagno che giocava a Milano - aggiunge McCulloch - e mi ha seriamente consigliato di provare l’esperienza. Ed eccomi qui».

«Le nostre carriere sportive, riprende Travis - avevano bisogno di un ulteriore step. Dopo i camp per la Nfl, andati non come speravamo, serviva mettere altro nel nostro bagaglio sportivo: l’Italia era una bella opportunità e l’abbiamo colta. La mia università era piccola e per me la strada era decisamente in salita; come detto serviva un qualcosa in più».

«Anche se il treno chiamato Nfl passa forse una volta nella vita - aggiunge Tyler - quando torneremo proveremo ancora a entrare nel giro professionistico e sono sicuro che avremo più cartucce da sparare».

Intanto, i programmi con le Aquile: «Sicuramente metteremo a disposizione il nostro “know how”, ma non solo - dice Trevis -; insegnare ai giovani certi valori che servono nell’alto livello e che devi acquisire per avere una leadership».

«Io sono diventato un buon defensive back - interviene Pellegrini - placcando in allenamento un giocatore come Mark “Rocky” Rothwell, al momento il miglior americano che abbia vestito la casacca delle Aquile. Vorrei che la loro presenza facesse elevare tutto il valore medio del gruppo grazie al confronto in allenamento».

Statistiche a parte, ecco le caratteristiche migliori dei due Usa: «Io son un buon placcatore - dice Travis - e ho l’attitudine a forzare i fumble (palle perse, ndr) grazie a una tecnica particolare di placcaggio acquisita con allenamenti specifici e mi piacerebbe insegnare questa dote ai futuri compagni».

«Io ho buone mani in ricezione - prosegue Tyler - e il mio preciso impegno sarà recuperare tutti i palloni che si presenteranno a tiro».

Il tempo di un giro in centro, giusto per assaggiare due cappellacci (secondo test gastronomico nostrano, dopo un’apprezzatissima piadina nella notte) e poi via al Mike Wyatt Field per il primo allenamento, per il quale dicono di essere davvero eccitatissimi. Due i motivi: tornare a giocare e non aver la minima idea di quel che li aspetta. Sulla porta della redazione un’ultima battuta al volo su chi vincerà il 50º Superbowl a stelle e strisce. «Cam Newton», è la risposta che arriva all’unisono. Cam è il quotatissimo qb dei Carolina Panthers impegnati stanotte nella finale contro i Denver Broncos che Tyler e Travis si sono affrettati a chiedere di poter seguire in tv con i nuovi compagni. Si accettano scommesse. Anche sulla stagione delle Aquile.

Dario Cavaliere

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