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Il XII Morelli si gusta il secondo posto con grande leggerezza

Il XII Morelli si gusta il secondo posto con grande leggerezza

XII MORELLI. Il calcio non è una scienza esatta e questo è arcinoto. Succede, allora, che da una situazione definita di classifica, in cui la battistrada sembra imprendibile, il XII Morelli si...

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XII MORELLI. Il calcio non è una scienza esatta e questo è arcinoto. Succede, allora, che da una situazione definita di classifica, in cui la battistrada sembra imprendibile, il XII Morelli si ritrovi all’improvviso a vedere le “luci di posizione” del Casumaro (sconfitto in casa dal Molinella), mentre con il Bosco andava in scena la partita fotocopia di quella disputata con il Fusgnano. «E’ stata una gara sovrapponibile all’altra - conferma il ds morellese, Angelo Mottola - in cui abbiamo disputato un primo tempo sottotono; merito anche dei nostri avversari, che hanno regalato nulla. Poi abbiamo trovato il pari nella ripresa, per un vistoso fallo di mano su conclusione di Busatti». Bentivogli è stato come sempre infallibile e poi – tutto nell’arco di 13 minuti – ci hanno pensato Negri e Melloni ad arrotondare il risultato.

«Consideriamo che mancavano Beccati, Tourè e Roccato, ma abbiamo fatto esordire l’ennesimo giovane: il ’97 Matteo Marcedula». Il quale è soltanto l’ultimo dei baldi innesti del vivaio: il portiere classe ’95 Xhoxha, diventato ormai una certezza; Mirco Milzani, entrato in pianta stabile in squadra, oltre a Panucci, Laoufi e Simone Tonioli. Una lista di ragazzi sui quali il XII Morelli sta costruendo il proprio futuro. «Viviamo questo torneo senza assilli di classifica – dice Mottola – perché sappiamo che, prima raggiungeremo quota 44 e la salvezza, prima potremo toglierci altre soddisfazioni. Il merito di questa crescita? Sicuramente del mister Battaglioli e del suo staff, che stanno lavorando bene». Per il resto, si naviga con i piedi ben saldi a terra: «Faremo visita domenica al Consandolo e poi riceveremo il Molinella. Due partite difficili, ma affronteremo questi match serenamente». In fondo, chi sente il fiato sul collo è il Casumaro.

Mirco Peccenini

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