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Spal, che personalità La strada è quella giusta

di Paolo Negri
Spal, che personalità La strada è quella giusta

Il punto conquistato giocando 65 minuti in dieci equivale ad un messaggio forte La panchina ha gestito alla grande l’inferiorità numerica. Il +7 sul Pisa dà fiducia

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FERRARA. La Spal non può vincere sempre. Solo la Juventus sta vincendo sempre. E la Spal (non solo la Spal...) non è la Juventus. Per questo, e per tanti altri motivi, il pareggio a reti bianche ottenuto sabato a L’Aquila non va accolto - nemmeno il giorno dopo, nemmeno in sede di più approfondita riflessione - con insoddisfazione. Peggio: con toni di disturbo di chi è stato abituato fin troppo bene. Il popolo biancazzurro deve essere soddisfatto. Ampiamente soddisfatto. Le cifre parlano chiaro. In questo 2016 la Spal ha giocato 6 partite (di cui 4 in trasferta). Bilancio: 4 vittorie, 2 pareggi, 6 gol segnati, 1 subìto, 14 punti conquistati su 18 disponibili. Cosa si può chiedere di più?

Il fatto che sabato sera il Pisa abbia battuto il Santarcangelo, riducendo a 7 i punti di ritardo dalla Spal capolista, non deve allarmare. Sia perchè il turno era favorevole ai toscani, sia perchè sfidiamo chiunque ad aver immaginato - in tempi non sospetti - che i biancazzurri dopo la quinta di ritorno potessero guidare il campionato con un simile vantaggio. La strada resta lunga, e non priva di difficoltà, ma è la strada giusta. C’è di che essere fiduciosi. Una fiducia dettata anche dalle indicazioni fornite proprio dalla partita di L’Aquila. Non è stata una Spal scintillante, vero. Ma bisogna tener conto di tutte le circostanze. E va anche sottolineato come i biancazzurri avessero iniziato bene. Solidi, tosti, fluidi, propositivi. Tre ottimi palloni (di Beghetto e Lazzari) in mezzo potevano essere convertiti in rete se la lettura del gioco, delle dinamiche, delle traiettorie, fosse stata migliore da parte di chi era preposto ad arrivarci, su quegli inviti. La svolta è stata l’espulsione di Giani al 28’. La Spal ha giocato in inferiorità numerica per 65 minuti. E lì ha sfoderato una risorsa importantissima: la personalità. Si è arrotolata le maniche, ha esibito carattere e solidità, ha risposto alla grande. Fondamentale il segnale lanciato dalla panchina, da mister Consumi (sostituto di Semplici, colpito dal gravissimo lutto della morte del padre ed assente a L’Aquila proprio per partecipare alle esequie del genitore), dal d.s. Vagnati, fors’anche dallo stesso Semplici in contatto telefonico. La perdita di un difensore non è stata compensata con la banale sostituzione di un attaccante a profitto di un altro centrale. La Spal ha mantenuto le due punte (alla faccia di chi afferma che in dieci non le si possa schierare), si è riorganizzata con il 4-3-2, a tratti ha anche (logicamente) sofferto ma in fondo ha concesso solo tiri dalla distanza ed ha lanciato un segnale fortissimo: siamo la capolista, non rinunciamo a provare a vincere. E lo ha fatto, Zigoni e Finotto potevano cogliere buone opportunità.

Per questo il punto di L’Aquila vale più di... un punto. Avanti, con serenità.

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