«Trieste? La Bondi non dimentica»
Il dirigente Pasi sulla corsa playoff e le ruggini dell'andata
FERRARA. Quinta gara vinta nelle ultime sei. Con tre trasferte consecutive (Legnano, Treviglio e Jesi) finite nel forziere estense. Il girone di ritorno, aperto con la beffarda sconfitta interna contro Ravenna, sta progressivamente portando in dote alla Bondi la legittimità di un sogno: i playoff. I tre successi consecutivi di febbraio non sono però sufficienti a dare un minimo di certezze alla pattuglia biancazzurra. Anzi, ogni partita diventa uno snodo molto importante. Un confronto diretto per guadagnarsi il diritto di affrontare lo scoglio successivo avendo delle speranze da mettere in palio. È stato così giovedì sera a Jesi, sarà ancor più vero domani al Pala Hilton Pharma con Trieste. I sette giorni che possono trasformare la stagione della Pallacanestro Ferrara, dopo aver risolto i rebus Verona e Jesi, trovano dunque un approdo ruvido. Con Trieste ci sono storie tese risalenti allo scorso playoff, inasprite dal duello d’andata con tanto di serissimo infortunio capitato a Ibarra. Molto ha sprecato la Bondi nel corso delle quindici gare d’andata, tanto sta recuperando nella seconda fase della stagione. Merito, non secondario, di un organico riportato a livelli più consoni per un torneo di siffatta portata, attraverso mirati interventi di mercato. Il dirigente biancazzurro Alessandro Pasi annuisce.
Pasi, diciamo che la Bondi s’è posizionata su un binario che avanza verso una direzione interessante.
«Sì, eh... Direi che possiamo parlare di “remuntada” a pieno titolo».
La definizione “remuntada” piace moltissimo al presidente Bulgarelli...
«Il cammino che abbiamo intrapreso non so se basterà - puntualizza Pasi -, però siamo lì. Vedo tanto equilibrio e davvero non so chi possa avere certezze di guadagnare un pass. Anche Imola, Brescia, Bologna... Secondo me è ancora tutto in gioco».
La Bondi è entrata un po’ tardi nel circolo di chi chiede una patente di nobiltà.
«Il nostro campionato è iniziato nel girone di ritorno. I ragazzi stanno dando tanto. A Jesi e con Verona abbiamo vinto grazie alla difesa, aspetto che qualche mese fa sembrava non fare parte del nostro bagaglio. Nel corso di una stagione ci può stare che la mira si appanni, conta a quel punto darsi da fare in retroguardia. E sotto questo punto di vista nessuno dei ragazzi va discusso».
Si diceva: una Bondi di frombolieri anzianotti...
«Che ci hanno sempre tenuto alla maglia. E che col lavoro gettano carattere per imporre anche un marchio difensivo».
Lei arriva a fine ottobre e trova?
«Premessa: a Ebeling avevo chiesto di ripensarci. Di rimanere nel ruolo di diesse».
Invece dimissioni furono.
«Ho trovato una squadra che nei finali si appassiva, vinta dalla fatica. In più vedevo un atteggiamento blando: c’era poca fame. Mancava cattiveria. Dovevamo registrarci. Certi atteggiamenti non erano giustificabili. Siamo cresciuti nelle difficoltà, passando anche attraverso aspri confronti personali. Ma tutto l’ambiente ha fatto quadrato: dalla società allo staff, ad ogni singolo giocatore».
E ad una rosa cortissima, accade il guaio grosso: 15 novembre 2015, Ibarra si rompe la caviglia a Trieste.
«Un’amarezza incredibile. Quella partita fu il festival dello sgambetto e delle gomitate. Queste cose non le dimentico. Quell’infortunio fu figlio di un clima intimidatorio».
Domani arriva Trieste...
«E mi appello al pubblico di Ferrara affinché faccia sentire alla Bondi tutto il suo calore. Ma esprima anche, civilmente, il suo disappunto verso il modo di giocare di Trieste. Noi non accetteremo sgambetti o giochetti. Coach Dalmasson negli spogliatoi tende a lamentarsi degli arbitri, spero che quelli di domani capiscano la differenza tra la pallacanestro fisica, che a noi sta benissimo e che reggiamo, alla pallacanestro di Trieste che è qualcosa di diverso».
Ci consenta una digressione: il mercato della Bondi è ancora aperto?
Risata. «Lottiamo per i playoff, tutti hanno il dovere di fare il massimo per cercare di raggiungerli».
Il succo è che Henderson è sempre monitorato...
«Il succo è che un dirigente ha il dovere di sapere cosa offre il mercato e non necessariamente per intervenire, ma semmai per essere pronto in “caso di”. A ogni giocatore chiediamo sostanza ed energia mentale».
Pasi, il suo futuro?
«Oggetto di valutazione da parte della società, come tutti. Sono concentrato sul presente».
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