Trieste è acciaio e la Bondi si arrende
Dopo l’intervallo si alza il tono fisico: Ferrara molla la presa
FERRARA. E a un certo punto, inevitabile, contro Trieste la partita si trasforma in tonnara. Le cui avvisaglie già s’erano percepite: vedi il tecnico fischiato nell’intervallo a Guarino, che accenna un blando movimento verso Bossi che l’aveva beccato incamminandosi nel tunnel. Gli arbitri vedono il pallido abbozzo di reazione, al solito. Non la provocazione. Comunque sia: finché la Bondi tiene alta la concentrazione sulla partita, il duello rusticano sta dalla sua parte (23-17 al 10’, poi 38-34 all’intervallo e 49-44 al 25’) oppure viaggia sul sentiero dell’equilibrio possibile (51-54 al 27’). Quando, invece, i ferraresi si lasciano progressivamente trascinare sul sentiero polveroso del selvaggio west, lì indiscutibilmente Trieste ha nervi d’acciaio. È pronta. Tosta. Inscalfibile nel suo modo “intenso” di proporre pallacanestro. La Bondi, che invece è meno cinica, smarrisce progressivamente lucidità. E paga non solo la cattiva giornata di alcuni titolari, bensì una serie di cose che allargano il divario: liberi alle ortiche, passaggi morbidi e rimbalzi concessi ai rivali. Di conseguenza, quando muta il quadro psicologico, accade che ai giuliani entri tutto ma proprio tutto; ai ferraresi niente di niente.
Insomma, al netto di malizie e ruvidezze, Trieste ha avuto qualcosa in più. Intanto due statunitensi che hanno giocato come passaporto impone: leadership, rifugio sicuro nei momenti difficili, determinazione. La Bondi ha avuto quasi zero da Henderson, triturato da Parks sotto ogni aspetto. Il colored ospite ha dominato in area e fuori, cancellando dal parquet Henderson che a pochi minuti dalla fine s’è chiamato fuori per manifesta inferiorità. Visti i risultati dagli altri campi e registrato il ko Bondi, la società dovrà capire se vale la pena “tagliare” Esian. Per quanto dà è chiaro che il cambio ci sta, da valutare se - viste le prospettive playoff che scappano - vale la pena spendere denaro per un traguardo che si allontana. Già, la bella rincorsa estense subisce una brusca frenata che è più figlia del difficile girone d’andata che non del buon ritorno messo in piedi. E ieri, anche altri non erano nella serata migliore: vedi Brkic.
Coach Morea, ad un certo punto, è anche ricorso alla zona per tamponare l’enorme falla nella retroguardia che Parks apriva, ma stavolta l’intensità non era la solita e - ad ogni modo - Nelson sulle corsie esterne è stato ben spalleggiato da robuste iniezioni di esperienza di Pecile e Prandin.Per almeno 20’, la Bondi è stata paziente cercando la costante profondità nel “pitturato” e cavandone discreti dividendi. Trovando poi acuti interessanti da Bucci. Dopo la pausa è stato tutto più spinoso. Trieste ha alzato il volume difensivo, traendo netto vantaggio da una evidente maggiore fisicità a rimbalzo. Soloperto s’è battuto, stavolta però avendo le spalle scoperte perché Brkic ed Henderson non rispondevano. Per Trieste è stato facile concentrare gli sforzi su Rush (che con 10 punti filati nel terzo quarto ha tentato di caricarsi la squadra sulle spalle, col contributo di Bucci). Poco, visto che Nelson non ha sbagliato una mossa e Parks pareva un satanasso (54-64). Negli ultimi 10’, la rimonta non era nelle corde. La Bondi s’è avvicinata (67-72), sbagliando però troppi liberi e soffrendo i gomiti appuntiti di Trieste. Che, per contro, è stata dura e per niente ingenua fino alla fine.
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