Grassi, 192 minuti per prendersi la Spal
Gol decisivi, assist, qualità: l’impatto vincente di un vero 10
FERRARA. La Spal non è Grassi. La Spal era in testa, è al comando, dall’inizio del campionato. Ben prima dell’arrivo del trequartista ex Ascoli. Ma su un fatto non ci sono dubbi: l’impatto di Grassi sulla realtà biancazzurra si sta rivelando devastante. Al bando sensazionalismi, niente clima di esaltazione. Ma i numeri parlano chiaro, se ci si vuole attenere solo ai numeri: Grassi si è preso la Spal in appena 192 minuti. Cioè due partite e spiccioli di tempo effettivo.
È arrivato, ha visto, ha vinto. Al debutto: dentro poco prima di metà ripresa, a Pistoia; morale? Il gol del successo allo scadere. Buona prova col Pontedera, anche se non condita da gol o assist, ma con giocate che appartengono a chi sa; schierato da seconda punta, senza un attaccante di riferimento su cui “appoggiarsi”, non ha santificato la legge dell’ex ed è stato sostituito ad una ventina di minuti dal termine, facendo comunque vedere cose interessanti, appunto. Pochi spiccioli a L’Aquila, partita che non fa testo. L’apice, domenica scorsa contro il Prato: il gol che ha sbloccato la gara, il suggerimento per la rete di Cellini, le due punizioni che hanno propiziato i centri di Gasparetto e Cottafava. Tradotto: coinvolgimento diretto in tutti i quattro gol con cui la Spal ha travolto i toscani.
Di belle partite quest’anno ne abbiamo viste. La squadra di Semplici è forte, molto forte: non si guida la classifica - da inizio stagione - per caso. Ma la prestazione collettiva di domenica è stata la più completa, quella di più alta qualità, quella in cui si sono visti movimenti collettivi da applausi. La cifra tecnica complessiva ha raggiunto il picco. L’associazione Grassi-Cellini ha innalzato il tasso della manovra. Tecnica, intelligenza, intuizioni, scambi, movimento e movimenti (lo ripetiamo volutamente), efficacia (6 gol in tandem sui 9 della Spal tra Santarcangelo in Coppa e Prato) di cui hanno beneficiato tutti. Il ruolo di Grassi? Teoricamente mezz’ala. Di partenza, almeno. O nella cosiddetta fase “di non possesso”. Trequartista? Spesso e volentieri. Ma la sostanza è un’altra: la posizione, Grassi, se l’è scelta lui. Secondo il corso del gioco, sulla scorta delle proprie intuizioni, in base a ciò che era meglio. Per se stesso e per la squadra. Perchè Grassi il gioco lo ha dentro, lo sente, lo vede, lo dipinge. Il merito della squadra? Il grande merito? Essersi messa all’unisono. Tutti, proprio tutti, (Grassi incluso) hanno saputo “sacrificarsi”. Nessuno si è sottratto a compiti di fatica, di corsa, di riposizionamento, di aiuto reciproco. Sostanza ed estetica, nel nome dell’efficacia. Grassi è un 10 vero. Il miglior 10 visto a queste latitudini da tanto tempo a questa parte. È la parte più bella del calcio. Un valore aggiunto per una Spal che di valori ne possiede tanti, e non da ieri. Chi ricorda? I paragoni non hanno senso, le epoche corrono veloci e non si torna indietro. Ma certe intuizioni, la visione di gioco, quelle aperture di prima e no look, la capacità del suggerimento profondo - filtrante - come dello scambio stretto, l’abilità nell’inserimento per la conclusione e quella anche nell’impostare, a tratti da regista, ci hanno rammentato Tiziano Manfrin.
Detto ciò, si volta pagina. La Spal deve guardare avanti, nulla è vinto, restano tante insidie. Ad iniziare da domenica a Siena, partita-trappolona cui bisognerà essere bravi a sfuggire. Resta una curiosità, una domanda: la formula di domenica verrà riproposta, potrà essere riproposta, anche in trasferta? A Semplici l’ardua (?) sentenza. L’importante è che la Spal non perda il proprio spirito, segua lo spartito. In tale contesto, la classe potrà essere il plus.
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