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Mantovani: «Aquile da playoff»

Mantovani: «Aquile da playoff»

Football americano prima divisione. L’head coach fa il punto: siamo cresciuti

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FERRARA. Il successo delle Aquile sui Seamen Milano campioni d’Italia in carica per 21-0 è stato una vera bomba nel panorama del football nazionale, dando il via a una ridda di spiegazioni alle quali cerchiamo di dare la giusta versione attraverso le parole dell’head coach estense Matteo Mantovani.

Mantovani, quanto fu vera gloria?

«Più della metà. Loro non avevano il qb americano, infortunato, e il gioco d’attacco è stato più prevedibile. Erano anche rimaneggiati rispetto al passato, ma le loro assenze hanno di fatto pareggiato le nostre, tanto da potermi far affermare che è stato un test positivo. La grinta mancata con i Saints Padova si è vista con Milano ed è stato l’atteggiamento che volevo vedere».

Fin dove potranno volare le Aquile 2016?

«Se avremo la fortuna di fare una stagione senza infortuni, sicuramente un posto ai playoff dovrebbe essere nostro. Abbiamo la panchina corta, ma abbiamo più qualità in campo. Stiamo mostrando più concretezza nel gioco offensivo, il nostro giovane qb Scaglia è cresciuto tantissimo e la linea è solida. Sono fiducioso, anche se mi preoccupa ancora un po’ la tenuta mentale, la capacità di esaltazione o di abbattimento repentino».

I due giocatori Usa visti sul campo?

«Sono due ottimi acquisti - dice con malcelata soddisfazione Mantovani -. Tyler McCulloch è immarcabile per qualsiasi corner back italiano ed è capace di ricezioni al limite del possibile. Travis Hansen sta diventando un vero riferimento del reparto difensivo. Domina in campo, placca duro e legge gli attacchi avversari con precisione. Domenica ha fatto sparire dal campo il runningback della nazionale schierato dai Seamen».

Il 6 marzo s’inizierà a fare sul serio e al Mike Wyatt Fild arriveranno i Guelfi Firenze.

«I toscani sono formazione neopromossa - conclude Mantovani -. Di loro si sa poco; hanno un oriundo, un qb e una free safety americani e 2 cornerback nel giro azzurro. Guai sottovalutarli».

Dario Cavaliere

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