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«Questa Bondi è sempre viva»

di Marco Nagliati
«Questa Bondi è sempre viva»

Domenica contro Recanati c’è stato il debutto di Udanoh: la terza versione della squadra

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FERRARA. Una navigazione in burrasca, alla ricerca di un approdo al sole. Tra terremoti ambientali e vicissitudini tecniche, l’annata della Bondi è stata una corsa sul toboga. Si sta in pochi, stretti. Determinati contro le avversità. Domenica sul neutro di Fabriano, contro Recanati, s’è vista la versione aggiornata della formazione estense: la Pallacanestro Ferrara 3.0, quella con Udanoh. I due punti conquistati alimentano la speranza playoff della pattuglia biancazzurra, che dopo la sosta è attesa dall’ultimo sprint. È una stagione di perenne rincorsa, ma c’è ancora luce. Approfittando della pausa (nel weekend a Rimini c’è la Final Eight di Coppa), abbiamo chiesto a coach Morea una riflessione su questo scorcio di annata.

Coach, partirono in sette... Un rischio, un azzardo o una scommessa?

«Mah, dura racchiudere tutto in una definizione. Diciamo che errori ne sono stati commessi, ma il basket è uno sport fatto di sbagli. La squadra costruita in estate pensavamo fosse la migliore possibile in quel momento. Tenendo anche in considerazione che una squadra è impastata di chimica, incastri tecnici e fisici».

Eravate pochini...

«Ma l’idea era: “Partiamo così, poi vediamo cammin facendo”. Abbiamo avuto subito il problema Rhett, che come caratteristiche assomiglia a Udanoh più che ad Henderson».

Si fa male Ibarra...

«E aggrava la situazione. Poi si ferma anche Ghirelli, che era in crescita. Abbiamo dovuto rivedere diverse cose».

È l’alba della Bondi 2.0, con gli arrivi dei giovani Brighi e Cacace. Soprattutto, il presidente Bulgarelli ricuce il legame con i tifosi: viene ridata linfa emotiva al movimento.

«Aver cambiato il clima attorno alla squadra è stato un passo fondamentale. Ci è arrivata energia. I risultati contano, chiaro. Ma i tifosi si legano ad un gruppo anche per altre cose al di là del fatto che un pallone entri o esca da un canestro. L’inizio è stato difficile anche per questo, però direi che siamo stati abbastanza solidi da tenere la barra a dritta. Pur con tutti gli errori che inevitabilmente ci sono stati».

Il ds Ebeling si dimette, arriva Pasi. Nel corso delle settimane si evidenzia l’esigenza di rimpolpare il roster. Con due interventi chirurgici, ma non rivoluzionari, l’assetto inizia ad avere una logica: Guarino e Soloperto.

«L’innesto di Soloperto è stato davvero importante per presenza e voglia. Mattia ha forti motivazioni. E poi abbiamo scelto di rimanere fedeli all’idea con cui era stato costruito il gruppo. Siamo rimasti coerenti, quindi l’ingaggio di Guarino è stato funzionale al progetto».

Data sostanza e quantità, è poi arrivata l’ora della qualità. Bondi 3.0: tagliato Henderson ed ecco Udanoh.

«Intanto ha capito perfettamente che conta l’obiettivo comune, s’è posto mettendosi a disposizione. È un giocatore che “aggredisce” la partita, porta energia. È una presenza. Ora dobbiamo inserirlo nel giochi».

Lei ricorda che Popovich, coach dei San Antonio, è solito dire: “Non sempre i giocatori si lasciano allenare”. I suoi pretoriani Losi, Bucci, Rush e Brkic invece...

«Se siamo ancora vivi e a caccia di un posto playoff è grazie a loro. Sono un riferimento: grandi persone. Ci tengono alla maglia, hanno una forte volontà di fare. Si può giocare bene o male, però questi ragazzi non si sono mai tirati indietro».

E ora che sono arrivati i rinforzi...

«Lo status mentale di questa stagione di rincorsa è sempre stato quello di dover vincere. Siamo consapevoli che contano i fatti, solo quelli. Anche se adesso c’è sintonia in tutto l’ambiente. Ripartiremo con Mantova: il solito crocevia».

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