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Per Matano il sogno finisce con un kot

di Sergio Armanino
Per Matano il sogno finisce con un kot

L’arbitro interrompe il match al 7º round A Williams la finale Ibf dei superwelter

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FERRARA. «Mi hanno fermato subito. I colpi c’erano stati, ma non era da fermare, stavo entrando nel match». Sono quasi le 8.30 del mattino qui a Ferrara, a Bethlehem, in Pennsylvania, 6 in meno, notte fonda. Marcello Matano ancora non dorme: è sceso dal ring del Sands Casino da ore, ormai, ma non prende sonno e non si dà pace. Il suo sogno americano è finito male, svanito al minuto 2 e 24 secondi del settimo round. L’arbitro ha decretato il kot e assegnato la vittoria a Julian Williams. Dopo una serie di colpi, un gancio destro all’orecchio è stato l’ultimo inferto al superwelter ferrarese dal pugile di colore: le gambe di Matano si sono piegate, ma lui, aggrappandosi a tutte le sue forze, all’adrenalina, al sogno appunto, non è voluto andare giù. Ma per Gary Rosato, arbitro di chiare origini italiane, poteva bastare così e ha interrotto il combattimento, che metteva in palio la finale per il titolo mondiale Ibf di categoria. Un peccato, poco più di mezzo minuto e Matano avrebbe potuto tirare il fiato all’angolo, riordinare le idee, ritrovare le forze. Forse.

«Lui era veloce con il jab - racconta Matano - ma lo incrociavo sotto, lo stavo sfiancando. Poi, mi ha preso con un colpaccio e l’arbitro ha fermato subito il combattimento».

Un colpaccio, certo, arrivato dopo al termine di un’azione veemente di “J Rock”, pugile che quando parte all’attacco diventa una belva di velocità e potenza.

«Comunque - prova a consolarsi da sè “Il Capitano” - ho ricevuto complimenti da tutti, mi rivogliono in America a combattere. È stata sfortuna, sono avvilito. Non sono andato al tappeto...».

Difficile giudicare dall’altra parte dell’oceano. Quando è l’arbitro a decidere, e non un colpo che decide in maniera inequivocabile il ko, resta quel margine di discrezionalità che nemmeno dalla tv, men che meno dal monitor di un computer, si può valutare. Le premesse, per comprendere, sono altre, al di là della generosità di Matano. Williams è in cima a tutte le classifiche mondiali, combatte nei superwelter ma, di fatto, rientra nella categoria con enormi difficoltà, sarebbe un peso medio naturale. Più alto 7 centimetri di Matano, vantaggio che diventa 8 nell’allungo. E sa boxare, con entrambe le mani. Per quanto casalinghi (tutti di Philadelphia, come il co-sfidante al titolo mondiale Ibf), i tre giudici - Steve Weisfeld, Waleska Roldan e Ron McNair -, fino a quel momento avevano assegnato tutte le riprese al colored: sui loro taccuini, dunque, ben 6 punti di vantaggio (60-54), giudizio unanime.

Eppure, “Il Capitano” rimane nella sua convinzione: «Potevo batterlo. Le prime riprese sono state equilibrate (in effetti, lo stesso Williams ha ammesso che nei primi due round ha faticato a trovare misura e ritmo, ndr), ma ero pronto per la rimonta e, sì, avevo le energie per portarla a termine. Invece l’arbitro ha fermato subito il match: mi sono anche arrabbiato, ho protestato, ma non è servito a nulla».

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