Niagara, l’ora della verità
Bernard: arrivano due scontri diretti che decidono il traguardo stagionale
FERRARA. È un anno molto particolare, questo 2016, per Matteo Bernard. Il capitano della Niagara ha appena spento 31 candeline e, come lui stesso ha scritto su Facebook, è stato il suo primo compleanno in tre: come tutti sanno, è diventato padre di Sara. E anche la nascita dell’erede si è intrecciata con questioni pallavolistiche. Come l’intera vita di Bernard, cresciuto a pane e pallavolo, in una famiglia in cui il volley ha visto anche la sorella Chiara protagonista (la ricordiamo con la maglia del Voghiera).
Febbraio, per lui, è stato un mese di poco sonno, con la bimba in arrivo: «E sabato 20 - ricorda Bernard - una giornatina notevole: a Elma (la sua compagna, ndr) si sono rotte le acque giovedì a pranzo, Sara è nata sabato mattina. Ho dormito un’ora su una poltrona e una in treno, mentre andavo a Roma e lì, alle 16.30, ho giocato».
Da buon capitano di una squadra giovane...
«Sì, anche Govoni sembra anziano perché ha quella barba da quando ha 12 anni...».
Da quanto tempo giochi?
«Ho iniziato in seconda media: due anni in under 14, all’inizio con Marco Munari, prima che quell’incidente ce lo portasse via, poi con Vibo (Vittorio Borri) e Menini. Ho fatto la trafila in 4 Torri, poi la serie C, un anno a Portomaggiore con Ruggero Tosi, poi 10 anni di B1, 6 a Conselice».
Insomma, l’uomo d’esperienza, che fa anche da tramite fra panchina e squadra...
«È anche dovuto al mio ruolo. Il centrale lascia il campo al libero, così c’è un po’ di confronto con i tecnici in panchina. Alcune situazioni dal campo le vedi con un’angolatura diversa: spesso si parla del muro, uno da fuori ha una sensazione, da dentro un’altra e allora si aggiusta la tattica messa a punto a tavolino. Spesso si commettono errori per frenesia, voglia di fare, o per dimenticanza di quello che si era detto dopo lo studio del video. Specie noi centrali cerchiamo di fare qualcosa in più a muro, tanto Pippo (Govoni, il regista, ndr) ci alza una palla ogni morte di papa...».
Al di là della battuta, qualche problema in ricezione ultimamente?
«Sì, nelle ultime partite un po’. A Roma abbiamo ricevuto fra il malino e il decente, ma c’erano fattori ambientali sfavorevoli, con Grottazzolina è andata abbastanza bene, ma su battute molto difficili. Già sabato si può fare bene: Grosseto ha un paio di buoni battitori, ma siamo nel nostro palazzetto. Poi, sul gioco al centro, sono anche scelte tattiche di Govoni, di sicurezza».
A questo punto, che giudizio dai della stagione?
«Sta andando benissimo. Il gruppo è coeso, ci si vede anche fuori, dopo le partite si va a mangiare la pizza tutti assieme con le fidanzate. Il clima è ottimo. Eravamo partiti per fare un campionato non dico di sofferenza, ma senza grandi ambizioni: un po’ che si è un po’ livellato verso il basso, un po’ che abbiamo reagito a tanti infortuni (le abbiamo contate, solo 5 partite su 18 eravano al completo) e ci siamo trovati lì».
L’obiettivo, quindi?
«Da qui a Pasqua vediamo se farlo diventare un anno speciale. Si può anche rimanere fuori dai playoff , ma dipende anche da come, se per un punto o per 10.... Adesso affrontiamo le partite decisive, con le due squadre sopra di noi in classifica, queste valgono doppio».
S’inizia sabato, alle 16.30, in casa con Grosseto. I tifosi hanno fatto un appello...
«Sono sempre presenti, sono venuti anche a Modena e Conselice in trasferta. Per sabato abbiamo invitato anche tutti i ragazzini che hanno partecipato al torneo di minivolley della 4 Torri (nelle foto le premiazioni della manifestazione; ndr): erano circa 200, i genitori anche di più. Noi in casa abbiamo sempre fatto punti, a parte con Grottazzolina che ce li siamo fatti sfuggire. Sogniamo, ma senza pressione di dover fare risultato. L’avversario è esperto, gente che ha fatto solo serie A: dovremo battere bene: se ci riusciamo, allora li mettiamo in difficoltà».
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