morea: punto sul cappellaccio. Udanoh la nostra arma in più
FERRARA. Infinite ed accademiche discussioni: la sfida tra Ferrara e Mantova, in passato, si accendeva più sul fronte culinario che cestistico. Poi, l’ascesa degli Stings, ha aperto anche il fronte...
FERRARA. Infinite ed accademiche discussioni: la sfida tra Ferrara e Mantova, in passato, si accendeva più sul fronte culinario che cestistico. Poi, l’ascesa degli Stings, ha aperto anche il fronte sportivo. Da tre anni il faccia a faccia è cresciuto di intensità, il volume s’è alzato. La posta in palio ambita. Alberto Morea, allenatore, ha vissuto l’esperienza da entrambi i lati. Prima Ferrara, poi Mantova. Quest’anno, ancora Ferrara.
Coach Morea, risolva il duello: meglio il cappellaccio di zucca ferrarese o il tortello mantovano con zucca, mostarda e amaretti?
«Tortelli ne ho mangiati pochi. Più che altro andavo forte sul “risotto alla pilota”. Sinceramente non ho dubbi: cappellacci tutta la vita».
L’anima di Cristoforo di Messisbugo, cuoco degli Este, e l’attuale sponsor Bondi saranno contenti. La sfida prosegue.
«In effetti tra Ferrara e Mantova ci sono sempre stati contatti: Este, Gonzaga... Ma sarebbe una rincorsa lunga parlare di questo per arrivare al basket. Sul parquet la rivalità è cresciuta negli ultimi anni. L’atmosfera s’è accesa, però è sempre rimasta nei confini della correttezza. Vivere questo tipo di scontri è bello».
Quello odierno vale più per Ferrara.
«Chiaro, gara chiave per noi. Siamo concentrati su questo. Ma è altrettanto ovvio che Mantova verrà per giocare in modo concreto, determinato. Sono primi e vorranno dimostrarlo: diciamo che anche questo arricchisce il piatto».
Rispetto all’andata, la Bondi appare di un’altra era geologica.
«Mentre Mantova ha gli stessi uomini, avendo però compiuto un evidente processo di crescita. Sanno avere più protagonisti nell’ambito della stessa partita, intercambiabili. A rotazione tutti possono essere decisivi. Sulla carta fatichi a individuare chi cercare di togliere dal match».
La sua squadra, invece, ha punti di riferimento ben definiti. E ora c’è pure Udanoh.
«Siamo diversi, vero. Perché differente è stato il percorso di costruzione del gruppo. Su quattro giocatori base abbiamo poi aggiunto altro. Udanoh? Curioso, affidabile. Ha impeto fisico. Un’arma in più».
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