Serve calma, la posizione resta di forza
FERRARA. La forza di una grande squadra, si sa, si vede nei momenti di difficoltà. E questo rischia indubbiamente di diventarlo. Perchè perdere 4-1 in casa, nel big match di giornata, nell’occasione...
FERRARA. La forza di una grande squadra, si sa, si vede nei momenti di difficoltà. E questo rischia indubbiamente di diventarlo. Perchè perdere 4-1 in casa, nel big match di giornata, nell’occasione del record stagionale di affluenza, è ovvio che fa disordine. Un crollo clamoroso che la Spal dovrà cercare di metabolizzare nel migliore dei modi. Ma come?
Intanto diciamo subito che bisognerà ripartire dalla fine. Non nel senso del risultato, ma della reazione della gente. Titoli di coda, 1-4 e la Curva che canta, che incita, che chiama i giocatori, che alza alto il coro «salutate la capolista». Messaggio del popolo alla squadra: noi ci crediamo, noi siamo con voi, avanti.
E ancora: il risultato, appunto, è stato clamoroso, ma l’importante è non farsi accecare dall’entità numerica dello stesso: 2-1 o 4-1 nella sostanza cambia nulla. È la percezione che muta, soprattutto per chi non ha assistito alla gara e può pensare chissa cosa. Bene, la Maceratese si è dimostrata forte, molto forte, ottimamente disposta in campo, solida, ficcante. La squadra migliore vista finora, nettamente superiore al Pisa. Un’espressione collettiva perfetta. Ma tre gol di scarto non ci stanno.
La Spal ha pagato i propri errori: di marcatura sul primo gol (terza circostanza in un minuto in cui soffriva su palla da fermo), di spazi concessi sulla seconda e terza rete, di precisione in un momento cruciale (il gol del 2-2 fallito da Cellini. Ha pagato gli errori di un arbitro impresentabile (due rigori negati, mancata espulsione di Karkalis sul penalty accordato, mancata seconda ammonizione a Togni per quel fallo da dietro su Grassi, mancato cartellino a Kouko per reazione, ed altre interpretazioni) e da non designare, in quanto di Pisa: prima di tutto si è messo in difficoltà lui. E ha pagato anche qualcosa alla jella (traversa di Castagnetti sull’1-1).
La Spal è stata anche vittima della propria generosità, della propria voglia di vincere. Già nella prima fase della ripresa si era capito che difficilmente si trovavano le risorse per pungere, e non ci si doveva sbilanciare, o lasciare varchi. E quando ti rendi conto che non puoi vincere, anche il punto va benissimo. Non è andata così, e la Spal era sfiancata anche moralmente. Basti pensare che dall’1-2 alla fine mancavano 29 minuti: ecco, in 29 minuti la Spal a parte l’occasione di Cellini - al 24’ - ha prodotto nulla in termini di occasioni, di pericolosità.
Comunque, è andata. Si può dire che è meglio perdere una volta 4-1 che quattro volte 1-0. Si deve dire che andranno fatte delle scelte nette di uomini e di utilizzo di altri in ruoli adatti alle loro caratteristiche. E si deve anche rimarcare che la Spal resta in testa, resta in posizione di forza: se alza bandiera bianca chi è primo a +4 sul Pisa, che dovrebbero fare in Toscana dove non hanno margine di errore e sono alle prese con l’obbligo di rimontare?
Suvvia, guai smarrire la calma. Tutto l’ambiente se ne deve ricordare. (p.n.)
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