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Bondi, le cadute in fotocopia sono le peggiori

di Marco Nagliati
Bondi, le cadute in fotocopia sono le peggiori

Basket A2. Anche domenica contro Mantova vantaggio dilapidato e finale gestito male

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FERRARA. Le due facce del pianeta Bondi. «Queste sono sconfitte pesanti da assorbire - dice il presidente Bulgarelli un paio d’ore dopo il ko di domenica con Mantova -, anche perché dagli altri campi erano arrivati risultati favorevoli. Dobbiamo lottare fino all’ultima giornata, ma questa è una sconfitta che inciderà nel morale». In sala stampa, invece, coach Morea sosteneva l’opposto: «Piangersi addosso è atteggiamento da perdenti, questa gara lascerà poche scorie». Domenica i biancazzurri sono attesi da un’altra partita da far tremare i polsi (al PalaRuggi contro Imola), altrettanto sentita e ugualmente tosta: quindi si capirà in fretta se avrà visto giusto il massimo dirigente o, invece, il tecnico conosce nel profondo i suoi giocatori. Di certo il crollo (lento, ma inesorabile) avvenuto nella ripresa contro la Dinamica un po’ di ottimismo agli osservatori esterni l’ha tolto. Non perché si ritenesse di poter fare un solo boccone della capolista, però se sei tanto bravo da arrivare al +25 al 15’ e al +19 all’intervallo, beh pensare di portare a casa la posta in palio non è un azzardo.

Soprattutto, la Bondi 3.0 (quella con il roster adeguato e l’energia di Udanoh che tanto mancava) ha ceduto come fotocopia delle versioni precedenti. Terzo quarto barcollante, ultimo parziale con sorpasso incassato e gestione del finale pieno di errori. Con difesa sfilacciata. Contro le big, la Pallacanestro Ferrara se l’è sempre giocata perdendo poi in maniera similare. Ormai le caratteristiche estensi sono note. Se domina a rimbalzo e riesce a correre, la Bondi non la fermi. Rush è un asso in questo. Se le difese sono poco accorte, Brkic esce e tira. Ma se la musica cambia spartito, se diventa gioco di centrocampo, Ferrara si incarta. Non ha alternative. Perché Losi è istinto e non regia, mentre Guarino soffre le retroguardie fisiche. Morale: gli avversari chiudono l’area e stringono Brkic in una morsa (e David non ha velocità ed atletismo per segnare spalle a canestro se gli spazi sono ridotti), sfidando Rush al tiro (ma Erik proprio non ce l’ha la mano). Insomma, la partita diventa un’estenuante ricerca di una fiammella per sopravvivere. Bucci ci prova, si sbatte, ma da solo non può farcela. Nei punto a punto, manca un trascinatore che sappia dove andare e come. Dare la palla sotto e basta non è sufficiente. Poi, c’è l’altro problema. Quando gli avversari innescano un bombardamento seriale non c’è verso di proteggersi. Si incassano triple di fila nello stesso modo: i rivali si gasano, la Bondi si spegne. Con Mantova, sei di fila. Possibile che dopo un po’ non si riesca a “leggere” in anticipo l’attacco? Che non si cambi piano gara? Nei primi 20’ Mantova spadellava, ma se poi lo scenario cambia... Se smarrisce l’onda iniziale, la Bondi surfista non sa più ripigliarsi. Ed è chiaro che la figura centrale in tutto questo è coach Morea, oggetto domenica notte di una riflessione societaria. In una stagione nata sul filo del rasoio, anche a cinque giornate dalla fine la graticola rimane accesa. Si andrà avanti così.

Parla Alberto

Nato e cestisticamente cresciuto a Ferrara, Alberto Seravalli, vice di Martelossi, domenica in sala stampa era il volto soddisfatto del post gara. Ha analizzato lui la gara: «L’avevamo impostata nel togliere completamente, con una marcatura atipica, il tiro da fuori a Brkic. L’altro aspetto era di limitare Ferrara nelle transizioni, nei tiri da tre punti e in quelli rapidi: non ci siamo riusciti nel primo tempo e lo si è visto in maniera clamorosa. Presi da questa ondata della Bondi, abbiamo smesso di passarci il pallone, giocando individualmente. Poi abbiamo reagito, seguendo l’esempio di capitan Ndoja: in difesa abbiamo chiuso meglio le transizioni e controllato i rimbalzi».

(ha collaborato Lorenzo Montanari)

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