E la Bondi sul finire della stagione esonera coach Morea
Basket A2. A quattro turni dall’epilogo fatale il ko di Imola Ora Turchetto: «Voglio orgoglio». Udanoh piace a Mantova
FERRARA. A lungo sul filo dell’equilibrista, e con una colonna sonora di scetticismo ambientale che non l’ha mai abbandonato, Alberto Morea cade ad appena quattro passi dal traguardo. Non sarebbe stato un arrivo scintillante, essendo ormai irraggiungibili i playoff (e blindata la salvezza), però appariva più che normale chiudere senza ulteriori scossoni una stagione in continuo saliscendi emozionale e sportivo. Invece il Pala Ruggi è fatale al coach: domenica la sconfitta con Imola (simile nell’opaca prestazione della squadra a tante altre), l’indomani l’esonero. Al suo posto, a gestire quella che diventa una lenta e grigia chiusura di annata, il vice Andrea Turchetto. Dopo anni di giovanili (Marostica, Petrarca, Bassano) e sette mesi da secondo alla Pallacanestro Ferrara, ecco la promozione. Da traghettatore, sostanzialmente. Morea, il cui ritorno a Ferrara finisce nello stesso modo in cui s’era consumata la prima avventura, paga un’annata contraddittoria. Senza vere fondamenta estive (e la responsabilità di avere accettato una costruzione di squadra discutibile), il tecnico s’è barcamenato tra un tentativo di aggiustare la rosa e qualche sconfitta di troppo. Spesso amara, talvolta uguali nell’epilogo negativo punto a punto. Poteva andare peggio, onestà pretende lo si rammenti: la Bondi ha rischiato di essere risucchiata nella zona retrocessione, si sperava in una rimonta playoff (o quanto meno in una battaglia fino all’ultimo) dopo i cinque innesti invernali. Invece Morea non è riuscito a dare la scossa decisiva. Iniettare energia per 40’. Svoltare tecnicamente. Il secondo tempo di Mantova e il match di Imola hanno dato l’impressione di una squadra che si sta spegnendo. Senza entusiasmo. E con un passo indietro in difesa. Da un po’ nella testa di Bulgarelli stava maturando l’idea del cambio, poi la vittoria di Recanati pareva aver sedato l’intenzione. Invece gli ultimi due ko hanno indotto il presidente al cambio. Che appare poco logico, considerata la brevità del tragitto che resta da compiere. E neppure è un risparmio economico, visto che Morea a libro paga rimane. Semmai, pensiamo, è una sorta di principio. Di ribellione emotiva: «Non mi va di vedere una squadra senza anima – sussurra Bulgarelli – ; se potessi manderei via tutti, ma non è possibile e allora voglio comunque inviare un segnale. Scelta contrologica, lo so: ma voglio far capire che non sono contento». Nessuna aspettativa particolare in Turchetto, semmai il tentativo di non fare appiattire del tutto un gruppo che vivrà gli ultimi scampoli di ferraresità: difficile individuare, in vista della prossima stagione, qualcuno da confermare. Intanto, filtra anche una notizia di mercato: in vista dei playoff, Mantova vorebbe potenziarsi ingaggiando Ike Udanoh. Per quanto riguarda la Bondi, paga l’ultimo artefice del progetto estivo. Bulgarelli ha recitato il “mea culpa” per gli errori commessi e, investendo ulteriore denaro per i rabbocchi in corso d’opera, ha espiato; Ebeling, il diesse, rapidamente dimessosi. E adesso l’allenatore.
Ecco il nuovo nocchiero
È stato, per Andrea Turchetto, un lunedì particolare. Dopo pranzo ha ricevuto la chiamata del dirigente Alessandro Pasi che gli comunicava che sarebbe stato lui ad allenare la Bondi. «Le mie sensazioni? Da un lato c’è il dispiacere per Morea, non entro nel merito del suo esonero. C’è dispiacere anche per le difficoltà che abbiamo avuto durante la stagione. Dall’altro punto di vista c’è il pensiero di guardare avanti, ad oggi non ho avuto incarichi che vadano al di là della giornata della ripresa degli allenamenti. La squadra ha espresso dei momenti di pallacanestro valida e divertente, i risultati purtroppo non sono arrivati, al di là dei nostri demeriti: abbiamo dimostrato di giocare punto a punto con le più forti». A Imola cosa non è andato? «Gara mentalmente difficile: sapevamo che era un dentro-fuori playoff. Partita tesa e in difesa, tranne qualche errore, abbiamo fatto delle discrete giocate. E’ mancata molto la qualità a livello offensivo. La pietra dello scandalo non è la gara di ieri. Il lavoro di Morea ha garantito una pallacanestro godibile, anche se a fare la differenza è il risultato». Adesso, giocare per l’orgoglio. «Matematicamente siamo salvi. Ci aspettano quattro sfide, contro Roseto, Matera, Fortitudo e Brescia, davvero stimolanti. Il derby contro Bologna dovrà essere di orgoglio, di possibilità di far vedere ciò che valiamo davanti al nostro pubblico. A Matera dobbiamo dimostrare il rispetto per noi stessi. A Brescia sarà una sfida importante perché loro aggiungeranno David Moss, giocatore di altissimo profilo: chiunque di noi vuole chiudere dimostrando che ci meritiamo di restare a un certo livello». Messaggio finale? «Non temo di sbragare. Il gruppo è solido, ci siamo sempre allenati con impegno, lo spogliatoio è unito. C’è dispiacere, speriamo di reagire come un leone ferito. Dobbiamo finire bene, non sono preoccupato».
(ha collaborato
Lorenzo Montanari)
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