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È morto Ranzani, aveva la Spal nel cuore

di Paolo Negri
 È morto Ranzani, aveva la Spal nel cuore

Ieri mattina l’improvvisa scomparsa del 73enne ex giocatore, ds e presidente. Creatura di Mazza, dna biancazzurro

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FERRARA. Della Spal è stato tutto, o quasi: giocatore, direttore sportivo, presidente. E la Spal, per lui, ha rappresentato tutto, o quasi. Diciamo quasi perché la sua carriera lo ha visto vincere molto anche ad altre latitudini. Di sicuro il legame con i biancazzurri andava ben oltre i successi conquistati sia in campo sia alla scrivania.

Roberto Ranzani aveva la Spal nel cuore. Per questo tutto il mondo spallino e la città - quella che da decenni aveva eletto come “sua” - piangono esterrefatti e addolorati la scomparsa del grande ex. Ranzani è morto ieri mattina nella sua abitazione alle porte del centro. Erano circa le 9 quando la moglie, la signora Anna, lo ha trovato apparentemente addormentato. Sono giunte l’ambulanza e l’auto medica, ma purtroppo i sanitari nulla hanno potuto. Roberto Ranzani se n’è andato tanto repentinamente quanto serenamente. Aveva lottato per anni contro la malattia, attingendo alla sua fibra, alla sua tempra da atleta, al suo fisico dal portamento fiero, al suo spirito. Conduceva una vita pienamente attiva, lo incontravamo quotidianamente in tuta e scarpe da ginnastica, “girava” in cerca di nuovi talenti, era sempre “alla Spal”, allo stadio come al Centro.

Calciatore e dirigente

Roberto Ranzani era nato a Robecco sul Naviglio, in provincia di Milano, il 6 dicembre 1942. Difensore polivalente, cresciuto nel Magenta, venne scoperto dal presidentissimo Paolo Mazza e acquistato dalla Spal nel 1961. Debuttò in serie A il 28 gennaio 1962 a Torino contro la Juventus, nell’occasione vincente per 2-1. Tra vari prestiti (Mestrina, Genoa, Reggiana) e ritorni, in biancazzurro giocò 78 partite tra serie A, B e C, conquistando la promozione in A al termine della stagione 64/65. Arcigno, determinato, ha sempre amato ricordare che Gigi Riva contro di lui non segnò mai. L’ultimo campionato nella Spal fu quello di serie C 1969/70, interrotto dopo 10 presenze - quasi sempre come centrocampista - a causa di un gravissimo incidente al ginocchio rimediato contro l’Anconitana. L’infortunio parve di entità tale da far chiudere anzitempo la carriera a Ranzani, che però rientrò all’ultima di campionato e poi - dopo il trasferimento al Benevento - si riprese completamente tanto da giocare in Campania fino al 1976 totalizzando 200 presenze e diventando una bandiera dei sanniti. Chiuse la carriera al Crotone nel 76/77.

Come dirigente è stato d.s. del Crotone, del Cosenza, del Campobasso, della Casertana, ancora del Cosenza, del Perugia, del Ravenna e della Spal. Ha conquistato cinque promozioni (due a Cosenza, una a Perugia, Ravenna e Ferrara). Alla Spal dal 1997 al 2000 (promozione in C1 e vittoria della Coppa Italia) e dal 2002 al 2005. Poi consulente esterno del presidente Tomasi, quindi massimo dirigente della Real Spal in serie D.

Gli aneddoti

Ranzani amava definirsi «d.s. per vocazione. Giocavo ancora nel Benevento e segnalai Cascella, mio compagno di squadra, a Paolo Mazza». Tra i tanti ricordi, ce n’era uno che gli stava a cuore per inquadrare l’amato presidente Paolo Mazza: «Il 16 maggio 1965 la Spal giocò a Padova. Noi secondi e loro un po’ attardati. Mazza prima della partita mi proibì di uscire dallo spogliatoio e per il riscaldamento mandò in campo Carlo Novelli, un attaccante. Poi, con grande sorpresa di quelli del Padova, giocai io, difensore puro. Il risultato? Vincemmo 1-0, gol di Muzzio su mio passaggio. I giornali, il giorno dopo, si sprecarono in elogi a Mazza...».

I funerali

L’ultimo saluto a Roberto Ranzani è previsto per dopodomani. I funerali avranno luogo alle 10.15 nella chiesa di San Biagio, in via Aldighieri.

Alla famiglia Ranzani vanno le condoglianze de la Nuova Ferrara.

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