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Turchetto, l’onda giovane della Bondi «Insonne e sul pezzo»

di Marco Nagliati
Turchetto, l’onda giovane della Bondi «Insonne e sul pezzo»

Basket A2. Ieri il neo coach estense ha compiuto 31 anni L’esordio con Roseto, il lavoro e il futuro: io la vedo così

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FERRARA. Quanto, coach Turchetto? Quanto ha dormito domenica notte? «Più o meno come al solito, cioè poco. Stavolta ci ho messo un po’ di più a smaltire l’adrenalina. Ma è normale». È logico sia così, perché la prima domenica di aprile non è scivolata come una festività qualunque: Andrea Turchetto ha debuttato da capo allenatore, traghettando la Bondi alla vittoria contro Roseto. Esordio in casa, emozione doppia. E insonnia che diventa primattrice. «L’allenatore accumula molta tensione - sussurra il tecnico -, il giocatore almeno si scarica in campo». E se il 3 aprile non rimarrà una data qualunque, figurarsi il 4: Turchetto ha compiuto gli anni.

Il neo 31enne ha festeggiato?

«Mah, il giusto. In famiglia a Mestre».

In realtà...

«In realtà ho guardato il video della nostra partita con Roseto, mi sono messo subito al lavoro in vista della trasferta di Matera. Questione di tempi tecnici. Il lunedì la squadra riposa, l’allenatore sta sul pezzo e pensa già a come programmare il lavoro della settimana. Finalizzandolo all’avversario di turno. Correggi i difetti e devi avere le idee chiare per allenamenti mirati. Il gruppo Bondi ha facilità di comprensione del gioco e assimila in fretta».

Quali difetti s’è annotato dopo il match di domenica?

«In difesa siamo stati bravi, ma ogni volta che abbiamo sbagliato una scelta, Roseto ci ha castigato. In certi momenti non siamo stati puntuali nel contenimento e Marulli ha segnato. Fare errori è fisiologico, però nei momenti chiave è necessario essere più lucidi. Nel terzo quarto abbiamo insistito a cercare soluzioni per creare un vantaggio a Rush, ci siamo impastati. E siamo stati colpiti in contropiede».

Serve più controllo del ritmo.

«Dipende dalla situazioni. Nel primo tempo, ad esempio, Guarino è stato bravissimo ad innescare Rush in campo aperto ed a coinvolgere Bucci. Nella ripresa, poi, Losi ha cercato giustamente Brkic».

Adesso la già retrocessa Matera...

«Il nostro problema è che non abbiamo più margini di errore. Mentalmente per loro sarà facile: hanno il destino già segnato. Il nostro destino, invece, lo tiene in piedi la matematica. Soprattutto dobbiamo dimostrare il nostro valore a prescindere dall’accesso ai playoff».

Poi c’è Bologna.

«Una gara di alto profilo. Inutile nascondersi. Se vinciamo “oggi”, diamo un senso al “domani”. Passiamo a Matera per rendere ancora più atteso il derby. Inoltre siamo professionisti e appassionati, quindi daremo tutto».

Ritiene che questo mese possa aprirle nuovi orizzonti personali?

«Alleno da quanto avevo19 anni, da meno di 21 sono via da Mestre. Girare insegna a concentrarsi poco sul futuro: pensi al quotidiano. Poi, chiaro, mi è stata concessa una grande opportunità seppure figlia di un episodio spiacevole qual è un esonero: sono capo allenatore in A2. E sono giovane. Una situazione di questo genere ti fa pensare di avere molto da guadagnare, soprattutto voglio dimostrare di meritare questa opportunità. Metto pressione su me stesso».

Di essere all’altezza?

«Di saper preparare un piano partita da solo. Fa parte del percorso di crescita. Dimostrare di poterci stare a questo livello».

Emotivamente com’è stato il debutto?

«Interessante e piacevole. C’era la mia famiglia, poi un gruppo vero di amici. Una soddisfazione in più. Sapere che c’era gente che teneva a me mi ha emozionato».

In panchina ha mostrato anche una certa fisicità .

«Senza presunzione: vivo le partite così, da sempre. Le interpreto in questo modo: sono “presente”. L’importante è avere la situazione sotto controllo e, francamente, credo ci sia stato il giusto equilibrio. Mi faccio trasportare dalla partita, ma la gara non trascina me».

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