Quando King e Ray erano le vere aquile
Sabato la Bondi ritrova la Fortitudo. Nel passato duelli epici
FERRARA. Quando la Pallacanestro Ferrara incontra l’Aquila per la prima volta, il palasport vibra. È il picco del boom Mangiaebevi, anno secondo di serie A2. L’epica vittoria di Livorno contro Roseto, nello spareggio salvezza della stagione precedente, è stato abbondantemente scavalcato dai fatti dell’estate 1983. Il nucleo storico dei biancoverdi è confermato (Albertazzi, Monari, Ebeling), coach Calamai aggiunge al motore l’esterno Cantamessi, la promessa Masetti e soprattutto l’istrionica talentuosa fisicità di Bruce “Sky” King. La squadra parte bene: vince a Vigevano, cade con Brindisi ma poi ne infila tre consecutive. L’Aquila bolognese, universalmente conosciuta come Fortitudo, punta alla promozione (e a fine stagione ce la farà insieme a Reggio, Udine e Rimini), sbarca a Ferrara con la storia sulle spalle. È l’inedito - e atteso - faccia a faccia tra la provinciale Mangiaebevi e la dotta Yoga. Sabato, anno 2016, si giocherà la 5ª partita in terra d’Este. Da tutto esaurito. Come sempre, in verità. Perché ogni singola battaglia sportiva con i rossoblù ha avuto come costante colpo d’occhio spalti sold out e adrenalina a mille.
Chiamatemi Sky
Le luci si accendono il 4 dicembre 1983, 10ª di andata. La Mangiaebevi ha 8 punti, ma è in crisi avendo alle spalle 4 sconfitte consecutive. La Yoga giunge al derby dei “fruttini” a quota 10. Coach Calamai è carico a pallettoni, i biancoverdi sono feroci al cospetto di una big. Tensione nell’aria, tifo spaccavetri. Equilibrio: 44-47 all’intervallo. Ebeling, che sta diventando sempre più un leader dell’intero torneo, gareggia con Williams e Douglas. Poi, sbuca King. Tira da fuori: boom. Si fa largo di fisico ed entra da destra in terzo tempo artigliando la palla con una mano sola. Sale e schiaccia. Ne farà 37 e Ferrara è definitivamente ai suoi piedi. A fine gara, gigioneggiando come un Harlem Globetrotters dirà: «Chiamatemi Sky». Ferrara vince 94-93 e si siede nel nido dell’Aquila.
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Sopravvivenza
I destini di Fortitudo e Ferrara si dividono per anni: le Effe ai piani alti, i biancoverdi in B. Si ritrovano nella stagione 91/92. Ed è battaglia per la sopravvivenza. Il 9 febbraio la Cercom ospita la Mangiaebevi (stavolta sponsor dei bolognesi) e sa che la salvezza passa per i match interni. Sarà un’altra partita per fachiri: si cammina su un letto di chiodi, con saliscendi emotivi. Stivrins è l’uomo su cui Magri va spesso e volentieri: l’angelo biondo risponde stampandone 18. Ma è soprattutto “Maciste” Embry a costruire una montagna: 26 punti (11/14) e 9 rimbalzi. Mette sotto Vandiver, annulla l’ex Albertazzi. La Cercom si impone 83-71. E sì, è quel “famoso” campionato in cui Ferrara si salva all’ultima giornata a Brescia e la Effe la imita vincendo a Reggio Emilia (88-93) con 28 punti del debuttante Alibegovic. Che magia!
Monumentale John
L’appuntamento numero tre è l’unico amaro per i colori ferraresi. Scorre il 24 gennaio 1993 e sono giorni di pane duro per coach Pilla: Ansaloni è fuori da un mese (ginocchio distrutto a Trapani alla vigilia di Natale), e pure Embry ha un guaio al ginocchio. Infatti dopo il derby verrà operato, intanto gioca poco e zoppicante: 8 punti in 18’. In area staziona Binotto (19 punti (8/10), ma soprattutto c’è un monumentale John Ebeling: 33 punti (11/18 e 13 rimbalzi). La Fortitudo è pilotata dal vecchio amico Calamai, resta sempre avanti ma non la chiude come un killer. Vince 97-110 (25 Alibegovic e Pieri) sfruttando un crollo fisico e mentale dei biancoverdi. L’indomani all’ombra del castello arriverà Tony Dawson: giocherà sei partite e tenterà di aiutare Ferrara a raggiungere la salvezza. Ma è anarchico e guardia, chiude a Firenze con 36 punti. Però i biancoverdi sono sconfitti dai toscani penultimi (la settimana prima ko con Marsala, ultima). È crisi acuta. Torna Embry a tempo di record e un mese dopo sarà salvezza.
L’apoteosi
L’ultimo contatto tra Ferrara, ora etichettata Basket Club, e la Fortitudo avviene nel punto più alto della storia estense. Campionato di serie A1, 21 marzo 2009. Con l’arrivo di Allan Ray, la Carife nel girone di ritorno è diventata imbattibile. Al palasport vince sempre, fuori ha infilato stoccate magnifiche. Non è ancora salva, ma quasi. Sbarca a Ferrara una Gmac nei guai seri (infatti retrocederà), contestata e isterica. La Carife di Valli macina gioco, guidata da Farabello. Prende in mano le redini: 22-18 al 10’, 37-30 all’intervallo. Il terzo quarto sarà devastante: Collins (22 punti con 3/5 e 5/8 da tre) e Ray (16 con 6/8) fiondano da fuori e tagliano l’area in penetrazione. Squassanti. La Fortitudo non regge il ritmo, cade sulle ginocchia. Il pivottone Jamison (18 con 7/11) completa l’opera di demolizione (61-40 al 30’). La Carife vincerà 86-73 (20 di Strawberry per l’Aquila) e per sette giorni vivrà in paradiso. Un antipasto, perché il mese seguente sarà ancora più gustoso: colpi esterni a Roma e Cantù, successo su Udine. E chiusura con matematica salvezza in anticipo surclassando la Virtus Bologna (93-84). Ad oggi lo scenario è diverso, of course. Però, quando arriva la Fortitudo, sul parquet non ci sono mai storie banali. Sabato (ore 20.30 con diretta Sky) tocca a Losi, Rush, Udanoh, Bucci... E al neo coach Turchetto. La Bondi ha da fermare il volo dell’Aquila.
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