«Che Spal, la mia Spal Gruppo straordinario»
Le storiche promozioni in B. Danilo Ferrari rievoca la cavalcata del 1977/78 «Qualità, unione, mister Caciagli. E quasi sempre 20.000 spettatori»
FERRARA. Obiettivo serie B. La Spal si avvicina al traguardo e la memoria collettiva corre alle magiche e lontane stagioni di gloriose promozioni in cadetteria. Quella del 1972/73 l’abbiamo rievocata ieri. Oggi è il turno del 1977/78. Il trait d’union, Mario Caciagli: allenatore biancazzurro in occasione di entrambe le cavalcate, caratterizzate da gioco spettacolare e gol a valanga. A ripercorrere l’annata 77/78 è Danilo Ferrari, terzino sinistro di grandissima qualità, uno dei leader tecnici di quella squadra rimasta nel cuore di tutti gli appassionati.
Ferrari, che Spal era quella...
«Infatti con solo un paio di innesti abbiamo poi fatto la serie B. Eravamo una signora squadra, con diversi elementi di categoria superiore».
Tra i quali il... ferrarese Ferrari.
«Arrivai quell’estate, dopo la retrocessione della Spal. Ero reduce da tre anni alla Ternana tra serie A e serie B, con me tornò anche Pezzato. Eravamo un gran gruppo».
Ribadiamo: livello qualitativo altissimo.
«Certo, ma non solo. C’era anche un allenatore che sapeva gestire tutte le componenti. Inoltre noi eravamo molto uniti. In campo ma soprattutto fuori. Ogni settimana andavamo a cena tutti insieme, in un ristorante di San Martino. C’era armonia, grande sintonia con staff e società. Con noi uscivano l’allenatore, il medico, i massaggiatori... Grande gruppo. Quella è stata una delle componenti che ci ha fatto vincere».
Stagione 72/73, promozione in B con Mario Caciagli alla guida. Stagione 77/78: immediato ritorno in B, ancora una volta con Caciagli come allenatore.
«Grande persona. E grande allenatore, anche se era un calcio diverso da quello odierno. Oggi ci sono più forza, più corsa, più velocità. All’epoca i ritmi erano diversi, era... più calcio. Ed il marchio di fabbrica di quella Spal era il gioco, offensivo ma equilibrato, tipico di Caciagli. Quando prima di una partita gli chiedevano quali contromisure adottare per questa o quella squadra avversaria, invariabilmente rispondeva: “Noi giochiamo così, saranno gli altri a doversi adeguare a noi”. Caciagli ha contribuito notevolmente a quel successo, noi gli abbiamo dato una mano».
La fotografia della stagione?
«Sono trascorsi quasi quarant’anni, serve una grande memoria... Ma direi la gara interna con la Lucchese, alla 7ª di ritorno, davanti a 20.000 spettatori. Eravamo avanti di un punto, ma il primo tempo terminò 2-0 per loro. Nella ripresa riuscimmo a pareggiare, e fu la svolta: da lì la Lucchese andò progressivamente calando, mentre noi volammo. Quel pari in rimonta ci diede ancor più carica, entusiasmo, sicurezza. Vincemmo il campionato con distacchi abissali. Eravamo molto competitivi».
L’uomo decisivo?
«Non c’era. Pezzato, Gibellini e Manfrin segnarono valanghe di gol, ma la forza era collettiva. C’erano qualità, carattere, personalità. Ogni reparto aveva una serie di leader e si gestiva nel modo giusto, poi ci si aiutava reciprocamente».
L’apporto della città?
«La gente ci “portava”. Stadio pieno, 15/20.000 spettatori... Altri tempi, il calcio lo vedevi e lo vivevi alla domenica. E Ferrara ci amava».
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