Servidei e l’ultima serie B «Tutti votati all’attacco»
Le promozioni storiche. Ventiquattro anni fa la cavalcata della squadra di Gibì L’ex difensore: «Rischiavamo di più, ma eravamo forti. E la gente si divertiva»
FERRARA. La serie B manca da 23 anni. Mentre l’ultima promozione in cadetteria porta la data del 24 maggio 1992, ormai 24 anni addietro. La conquistò a Siena, con una giornata d’anticipo sul termine del campionato, la Spal di Gibì Fabbri, scintillante erede di quelle che con Mario Caciagli alla guida raggiunsero la B nel 1973 e nel 1978. Di quella Spal, amatissima dalla gente non solo per i risultati ma proprio per il rapporto che si era instaurato nella quotidianità, per il modo di vivere la città, faceva parte Cristian Servidei. La grande rivelazione-conferma della stagione, il ragazzo cresciuto nel settore giovanile, arrivato ed affermatosi in prima squadra, destinato ad una bellissima carriera. In coincidenza con l’attuale ed ormai imminente promozione in B (manca un punto), Servidei ricorda quell’annata e traccia un paragone col presente.
Servidei, un punto di contatto tra le Spal delle varie promozioni in B sembra essere rappresentato dall’unità dei vari gruppi.
«Tra di noi c’era grande amicizia, è vero. Ma, in assoluto, non condivido questa idea secondo cui vinci se esiste questa compattezza. In carriera ho conquistato sei promozioni e posso assicurare che in almeno due occasioni non c’era grande feeling in spogliatoio. Nella Spal del 91/92, invece, c’era un ottimo gruppo, ci troviamo ancora e riviviamo quei momenti».
Per chi non l’ha vista, ricordiamo che Spal era quella?
«Offensiva, spettacolare. Gibì Fabbri trasmetteva più a livello di idee e carisma che sul piano tattico, un po’ anche per l’epoca. Gibì credeva nel gruppo, ti lanciava idee di gioco e tu dovevi raccoglierle. La nostra espressione di manovra era divertente per gli spettatori, eravamo votati all’attacco, Gibì voleva che tutti offendessero. Alla gente piaceva, certo che dietro rischiavamo più di quanto ad esempio faccia la Spal attuale».
Comunque la fase difensiva non la facevate certo male...
«Ma sì, la facevamo bene. È anche vero che di quei quattro difensori, tre poi sono arrivati in serie A (lo stesso Servidei, Paramatti e Mignani; ndr). Il reparto era più che forte. Ma la mentalità era quella che ho ricordato prima, per noi esisteva l’attacco».
Un ricordo significativo?
«Personalmente, le due gare col Vicenza. All’andata per lo stato d’animo, fummo raggiunti poco prima della gara da una notizia tragica (la morte nella notte, in un incidente stradale, del fratello di Giorgio Zamuner; ndr). Lo 0-0 finale significò una grossa risposta, giocammo col cuore, partita significativa per lo spirito di gruppo. La partita di ritorno, che vincemmo 3-1 davanti a 20.000 spettatori, ci diede la spinta, la consapevolezza del nostro valore. All’inizio non eravamo partiti tra le favorite, ma strada facendo prendemmo coraggio ed il successo sul Vicenza ci consentì di allungare e ci fece capire che era un anno da sfruttare».
Allora come oggi, la comunione col pubblico.
«La passione a Ferrara c’è sempre stata. Non si arriverà a toccare le nostre cifre di pubblico, anche perchè i periodi ed il calcio sono diversi, ma adesso questo ritorno in B è un bel passo avanti».
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