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La famiglia Zigoni nella storia spallina Gianfranco esulta

di Paolo Negri
La famiglia Zigoni nella storia spallina Gianfranco esulta

«Amo Ferrara e la Spal, avevo il rimorso di averle segnato il gol dell’ultima gara in A. Mio figlio ora ha rimediato»

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FERRARA. Gianfranco Zigoni è un vulcano. Estroverso, simpatico, informale. Era un campione sul campo o lo è anche nella comunicazione, ma soprattutto lo è umanamente. Lo abbiamo cercato ieri mattina, perchè suo figlio Gianmarco sabato ha segnato il gol che ha sancito la promozione della Spal in serie B. Il ritorno in cadetteria dei biancazzurri. Un occhiolino del destino, visto che nel 1968 fu papà Zigoni a firmare la rete che diede la vittoria 1-0 alla Juventus a Ferrara, nell’ultima partita - fino ad oggi - della Spal in serie A.

Ci avevano detto di chiamare Zigoni senior alle 17, abbiamo provato alle 12 giusto per avere la certezza del successivo appuntamento. Ma lui, simpaticissimo, è stato un fiume in piena: «Subito, subito, parliamo subito. Amo Ferrara e amo la Spal, anche prima di sabato. Sa perchè? Le ho sempre fatto un sacco di gol...».

E giù una risata franca, contagiosa. Poi Zigoni ha ripreso:

«Contro la Spal realizzai il mio primo gol in serie A. Poi, sì, segnai anche quella rete dell’ultima partita in A dei biancazzurri. Una sorta di rimorso, per me. Meno male che mio figlio sabato ha rimediato...».

Lei era presente o ha seguito Spal-Arezzo a distanza?

«Scherziamo? C’ero, c’ero... Tutta la famiglia, la mamma e la sorella di Gianmarco. Cristiana aveva la maglia col numero 9, a fine partita siamo stati in campo per un’oretta, lei ha fatto tutte le foto col fratello. Lo confesso, il pomeriggio di sabato per me è stata un’emozione grande».

Felicissimo, dunque...

«Felicissimo ma anche... incazzato. Sì, mi sono arrabbiato di brutto per il gol del 2-0 annullato a Gianmarco. È stato il portiere ad andargli addosso, poi ha finto di essersi fatto male. Col 2-0 sarebbe stato tutto ancor più bello, anche perchè Gianmarco avrebbe battuto il suo record di gol: ne ha fatti 11 ad Avellino dove aveva come allenatore Bucaro, che stravedeva per lui; 11 l’anno scorso alla Spal, altri 11 quest’anno. Con quello saliva a 12, spero che nelle prossime due partite abbia l’opportunità di giocare e trovare questa rete».

E possibile un paragone tra di voi?

«Completamente diversi. Io ho fatto 65 gol in A, senza rigori, ma non ero un bomber. Mi piaceva di più saltare l’uomo, ero felice quando a Verona facevo segnare Livio Luppi. Mio figlio è molto più punta e goleador di me, in area è furbo, sa fare reparto. Ottimo attaccante, anche se per apprezzarlo fino in fondo, per capirlo, devi vederlo per un po’ di gare. Col mio gioco gli avrei fatto segnare tanti gol».

Che rapporto avete?

«Per Gianmarco darei la mia vita. Lui poi è un ragazzo serio, educato, che ama il calcio e vi si dedica. Io ho giocato quasi per destino, mi piaceva all’oratorio ma dopo solo quando... ne avevo voglia».

Gli dà qualche consiglio?

«Si è scelto un ruolo difficilissimo, gli ho detto che non deve demoralizzarsi mai. Se non segni per due gare vieni criticato. Era un po’ giù quando è stato fuori un paio di partite, mi sono raccomandato che non si abbattesse».

Gianmarco resterà a Ferrara? Farà la B con la Spal?

«Spero e speriamo tutti che il Milan lo lasci. In famiglia ci terremmo tutti. Lui a Ferrara è felicissimo e io anche. La città è stupenda, la tradizione del club è da serie A. La Spal di bello ha tutto, a iniziare dal nome, ed è seguita ovunque. Qui a Oderzo è benvoluta da tutti, anche da prima che ci giocasse mio figlio, ora ancor di più. Io mi sono affezionato, la seguo in tv. E mi emoziono più per Gianmarco di quando segnavo io. Sono diventato vecchio...».

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