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Il crollo della nobiltà Le big dei dilettanti sono in crisi profonda

Il crollo della nobiltà Le big dei dilettanti sono in crisi profonda

Oltre alla Portuense, anche Centese e Copparese sono retrocesse: analisi di un movimento che stenta

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FERRARA. Prima la Centese, poi la Copparese e per ultima, almeno finora, la Portuense. In ordine di tempo è stata un’escalation di delusioni per gli sportivi ferraresi. Due retrocessioni dall’Eccellenza e una dalla Promozione, in attesa dei playout che rischiano di mandare giù un’altra tra Mesola e San Carlo. Il discorso potrebbbe continuare coinvolgendo anche la Prima categoria (Poggese retrocessa dopo 25 anni) in cui tre ferraresi hanno occupato gli ultimi tre gradini della classifica. Insomma, per il calcio ferrarese è giunto il momento di una profonda riflessione di fronte ad una crisi che dura da anni. Tre fattori sembrano essere alla base di quella che appare a tutti gli effetti una disfatta: sponsor, volontariato e Agenzia delle Entrate. E se si vuole, si può pure aggiungere la mancanza del ricambio generazionale per quanto riguarda i giocatori; salvo qualche eccezione, i ragazzi usciti dal settore giovanile sembrano non reggere il confronto coi colleghi emiliano-romagnoli.

«È una situazione molto penosa - avverte Franco Zanca, storico direttore sportivo del Sant’Agostino ed oggi appasionato opinionista -; per uno che ha vissuto per anni di pane e calcio come me, assistere alle retrocessioni di Copparese, Portuense e Centese dà molto dispiacere. E faccio molta fatica a vedere un bell’orizzonte. Per me la colpa principale di tutto quello che è successo, riguarda le multe dell’Agenzia delle Entrate. Un tempo, grazie agli sponsor, il calcio era un’isola felice. Oggi c’è molta paura ad investire nei dilettanti e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Per un quadro completo della situazione, meglio procedere analizzando ogni singolo caso. Della Portuense si è già parlato di recente: la società appariva solida e ambiziosa sino allo scorso anno e adesso ne si recita il “de profundis”. Certe valutazioni sono state sbagliate, lo dice la retrocessione, e i rossoneri dovranno fare ammenda e ripartire. «A Portomaggiore la situazione era ben diversa che altrove - sottolinea Diego Grassi, allenatore della Copparese -: a gennaio ha comprato alcuni giocatori per risollevarsi, tra cui bomber Rivi. Mentre noi abbiamo venduto sei titolari per comprare altrettanti calciatori solo per rimpolpare la rosa. Poi le cose sono andate male e stiamo finendo la stagione in tredici». Chiamata in causa, la Copparese ha abbandonato la categoria ormai da qualche tempo. I conti a Copparo si possono fare senza troppi giri di parole. Il giro di vite fatto dalla Berco per risanare l’azienda ha portato via risorse importanti alla squadra di calcio. Ma il problema è un altro, ci può stare che esca un main sponsor, ma purtroppo nessuno ha preso il suo posto. Le avvisaglie che qualcosa non andasse si erano già avvertite in estate quando Andrea Mari, il diesse tuttofare in grado di trovare “l’acqua nel deserto” anche nei periodi di maggiore arsura, si era fatto da parte. «Il nostro problema - prosegue Grassi -, è che negli altri anni eravamo riusciti a dare il 110 per cento e in questo non siamo riusciti ad esprimere tutto il nostro potenziale; me ne prendo tutte le colpe». Va aggiunto anche il fatto che, prima di lasciare la società per dedicarsi alla gestione degli impianti sportivi di Copparo, Mari aveva dettato regole ben precise su come amministrare la squadra (presenza costante dei dirigenti agli allenamenti, l’acquisto di una punta di peso e alcune doverose e dolorose cessioni); tutte indicazioni cadute nel vuoto.

E poi c’è la Centese che il prossimo anno rischia di ritrovarsi, per la seconda volta nella sua storia sportiva, con due squadre di cui una iscritta al campionato di Terza. In questo caso, la questione sembra essere sempre la stessa. Il presidente Stefano Galati ha fatto quello che ha potuto, ma senza trovare appoggi in città. Ha acquistato giocatori e fatto alcune scoperte come Jawara e Zamblè, senza dimenticare mister Turriziani che ha tenuto la barca a galla finché ha potuto. Ma senza un imprenditore di Cento, alla guida della Centese, il Comune e la cittadinanza non sembrano aver molto feeling con i forestieri, preferendo lasciarli soli e sperando in un futuro migliore. Il risultato è stata una retrocessione con ampio anticipo sulla fine del campionato. E poi ci sono le altre di Promozione, nel girone C, che tra due domeniche potrebbero ritrovarsi di fronte ai playout. Eppure, in estate, le aspettative erano ben diverse.

«Alla base di tutto c’è l’incompetenza dirigenziale - tuona Paolo Magnoni, oggi opionista, ex direttore sportivo di Codifiume e Centese -; si assiste sempre più spesso ad un’invasione delle società nelle scelte tecniche che purtroppo risultano sempre sbagliate. Tecnicamente i valori sono bassi, i giocatori più gettonati sono sempre gli stessi. Penso ad esempio a Saugo a Codifiume, chiamato a trascinare la squadra nonostante gli anni che avanzano, o a Beccati, classe 1981, che continua ad essere tra i più richiesti dal mercato. Fuori dal coro metto il Reno Centese che sta lavorando bene coi giovani, ma mister Dirani non può mai completare l’opera perché in estate gli smantellano la squadra. A Portomaggiore, grave errore è stato mandar via Guietti, allenatore della Juniores; checché se ne dica, è stato lui a scoprire bomber Rolfini». Ripartire è doveroso, soprattutto adesso con la Spal in B che può e deve far da traino all’intero movimento.(c.m.)

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