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«Mi congratulo per la B. Vorrei tornare al Mazza, non sono un farabutto»

«Mi congratulo per la B. Vorrei tornare al Mazza, non sono un farabutto»

Il presidente del fallimento Cesare Butelli rompe il silenzio e scrive al presidente della promozione Walter Mattioli

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FERRARA. Cognone e nome: Butelli Cesare. È un lontano parafrasare il Lacombe Lucien di Louis Malle. Sì, “quel” Butelli. L’ex presidente della Spal, il patron dall’estate del 2008 a quella del 2012, quando la sua Spal venne definitivamente travolta dalle note vicende economiche e giudiziarie, ed esclusa dal professionismo. Il fotovoltaico da risorsa a caso. Aule di tribunali, processi, fallimento. Un capitolo doloroso. Ma adesso Butelli è tornato a farsi sentire. Pubblicamente.

Ieri, l’ex numero uno biancazzurro ci ha inviato una mail. La Nuovacome tramite per rivolgersi a Walter Mattioli, al quale ci risulta peraltro che Butelli abbia anche indirizzato personalmente il suo messaggio. Dal presidente del disastro al presidente del trionfo, se vogliamo usare un raccourci verbale.

Sta di fatto che proprio in occasione dei giorni di festa per la storica promozione della Spal, Butelli ha avvertito l’esigenza - o ha visto l’opportunità - per rompere un lungo, lunghissimo, silenzio pubblico. Non ha inteso soffermarsi solamente sulla sua posizione, sulla sua situazione personale, sulla sua esperienza (anche se alcuni passaggi aprono una finestra e lasciano intuire chiaramente il suo pensiero), quanto rivolgere un accorato complimento al dirigente che ha ricollocato la Spal dove da decenni nessuno l’aveva portata.

È facile immaginare che il riapparire di Butelli possa scatenare una miriade di commenti, suscitare le reazioni del popolo biancazzurro. Non si può nemmeno dimenticare la parabola ferrarese e spallina di Butelli, dall’altare alla polvere, con gli umori cittadini dettati, condizionati o determinati dall’evolvere, dal deteriorarsi, della situazione spallina. Dell’annunciarsi del disastro.

Non siamo qui per giudicare. I giudizi, quelli, sono stati espressi da chi di dovere. Qui ospitiamo la lettera aperta di Butelli, da cui traspare anche una sorta di nostalgia che può stridere con la fine calcistica e le vicende giudiziarie della sua Spal, e personali.

Ecco comunque il testo della mail inviataci ieri da Cesare Butelli, con cui l’ex presidente si rivolge a Walter Mattioli.

Lo pubblichiamo integralmente, qui di seguito:

«Egregio Presidente Mattioli, in questi giorni di grande festa per la Ferrara sportiva, ho avvertito, forte, la necessità di scriverLe (e, per induzione, anche ai mai dimenticati tifosi Spallini), al fine di congratularmi per il raggiungimento del prestigiosissimo risultato conseguito lo scorso sabato. Risultato che avrei ovviamente voluto, fortissimamente, regalare alla città ai tempi della mia presidenza.

Purtroppo la totale inesperienza in ambito calcistico mi ha giocato alcuni brutti scherzi, ed indotto in molteplici errori (impossibile elencarli tutti, ma al volo, tra gli altri: frequentare poco la città, e parlare, se possibile, anche meno...) relativamente alle conseguenze dei quali sto tuttora pagando un prezzo assai salato, in termini professionali, umani, fisici. Un'esperienza che di certo non difetta a Lei, Signor Presidente. Il "miracolo" Giacomense, e la successiva, poderosa scalata fino alla serie B della Spal sono lì a testimoniarlo, e la dicono lunga sulle capacità Sue e sull'eccellente livello di preparazione e di professionalità dei Suoi collaboratori

Non Le nascondo che mi piacerebbe poter tornare un giorno a girare per le vie di Ferrara (dove peraltro ho lasciato anche degli amici) e, perché no, anche allo stadio Mazza, senza essere additato come un farabutto. Perché? Semplicemente perché non lo sono. Sono al contrario una persona perbene, che a Ferrara ha lasciato, letteralmente, tutto ciò che aveva. A denti stretti, debbo ammettere di averci lasciato anche una parte del mio cuore.

Ho comunque vissuto un'esperienza che, umanamente, mi ha molto arricchito, e che relativamente alla quale conservo, al netto dell'ultima, orrenda annata, uno splendido ricordo, fatto di persone altrettanto splendide, di situazioni, di sapori e di emozioni che dubito potrò mai più replicare, come livello di intensità, per il resto della mia esistenza. Ecco, ho finito e mi sento meglio.

Un grande, sincero in bocca al lupo per il prosieguo di questa fantastica avventura, ed un affettuoso saluto a tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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