«Italia, boom del doping perchè i controlli ci sono»
Il presidente Malagò conferma la fiducia sullo stato di salute dello sport italiano «Cio e Wada apprezzano il nostro lavoro». Rio, il capo delegazione Mornati lascia
ROMA. «A oggi siamo il secondo Paese con il maggior numero di positività a livello olimpico. Questo dato si può leggere in due modi: o siamo un Paese che fa largo uso di sostanze dopanti, o che siamo un Paese che controlla, dove c'è un setaccio e una maglia e non si passa. Anche qui possiamo però crescere». A sostenerlo è Giovanni Malagò, nella sua relazione sullo stato di salute dello sport italiano in Commissione al Senato. «Sulla lotta al doping abbiamo avuto una serie di attestati impressionanti da parte del Cio e della Wada, l'Agenzia mondiale antidoping. Abbiamo fatto passi da gigante, grazie alla nascita della Nado-Italia, organismo indipendente dal Coni e con a capo una persona autorevole come il Generale Leonardo Gallitelli». Sulla lotta al doping «abbiamo raddoppiato il numero delle persone che vi lavorano e il budget sui controlli a sorpresa, oltre ad aver adottato il sistema Adams che ci consente di poter lavorare al meglio in materia di privacy». Sulla questione è intervenuta la senatrice Josefa Idem, secondo la quale «l’alto numero di positivi significa che vengono effettuati più controlli rispetto ad altri Paesi».
I recenti casi di doping sono stati al centro del dibattito nel Consiglio nazionale Coni. A partire da quello che ha coinvolto il canottiere Niccolò Mornati per la positività all'anastrozolo e che ha indotto il fratello Carlo a rimettere tutti i suoi mandati e le deleghe nelle mani della Giunta del Coni. Quello del capo della delegazione olimpica azzurra e vicepresidente del Coni è stato «un gesto non dovuto, personale, che gli fa onore e che attesta la qualità dell'uomo e della persona, che voglio abbracciare», ha tenuto a precisare il presidente del Coni, Malagò, annunciando che la Giunta lo «ha respinto all'unanimità». E siccome il canottiere sospeso dalla Procura è anche un tesserato al Circolo Canottieri Aniene, di cui Malagò è presidente, lo stesso numero uno del Coni ha annunciato che «a fine 2016 scadrà il mio mandato da presidente e non mi ricandiderò, non voglio ci sia la benché minima correlazione tra l'Aniene e casi di doping». Caloroso l'abbraccio a Mornati di tutto il Consiglio nazionale, che gli ha tributato un lungo applauso: «Sono vicino a mio fratello e basta», ha spiegato a margine il capo delegazione azzurra a Rio. «Non è stato ancora avviato nulla - ha aggiunto Carlo Mornati -, è stata contestata una positività e poi vedremo. Per fare commenti aspettiamo la fine del procedimento, adesso è del tutto inopportuno». Chi salterà Rio e chi invece sogna di andarci dopo una lunga squalifica.
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