Ilaria Corli, l'Ironwoman alla Trans America Bike Race
L'ultracycler ferrarese ha presentato la sua nuova avventura. Dal 4 giugno attraverserà gli States in una delle gare più dure di sempre: quasi 7000 chilometri in solitaria
FERRARA. Oh, quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali... Ilaria Corli, ultracycler ferrarese di ventotto anni, è sulla "buona strada". Ogni anno un'avventura in bicicletta. In solitaria. Ogni volta l'asticella è più alta. L'inizio una sorta di antipasto: Barcellona-Ferrara (1200 km in sei giorni). Poi ecco Ferrara-Oslo (2400 km in dodici giorni), l'anno scorso il botto: Ferrara-Capo Nord (4300 km in trenta giorni). Un'impresa mescolata all'avventura, che molto risalto ha avuto in città e tra gli appassionati dei social. Con tanto di libro. Adesso, Ilaria rilancia. In grande stile: dal 4 giugno parteciperà alla Trans America Bike Race, una gara. Non soltanto un viaggio-sfida. Al fascino della meta (Capo Nord), la Corli stavolta mette il coast to coast: lo stimolante attraversamento degli Stati Uniti da Ovest e Est. Una prova intensa, fisicamente e psicologicamente. Che ha presentato martedì mattina nella Sala Arazzi del Municipio. Un centinaio gli iscritti, ognuno fa da sè. Lo start è da Astoria in Oregon (costa del Pacifico), quasi 7000 km dopo l'arrivo è a Yorktown in Virginia (costa Atlantico). «È una via di mezzo tra un tour e una competizione - racconta Ilaria -; personalmente conto di impiegarci un mesetto, pedalando alla media di 250 km al giorno».
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«Questa idea mi piace perché, dopo i viaggi ludico-turistici, c'è una manciata di competizione. Stavolta non avrò un carrellino attaccato alla bici, viaggerò con quattro borse leggere fissate alla bicicletta. L'idea è di dormire nei motel che incontrerò sul tragitto, niente campeggio libero: okay le cose estreme, ma fino ad un certo punto». La Trans America attraverserà dieci Stati e proporrà ai concorrenti un dislivello di 65.000 metri. Tra le svariate difficoltà da affrontare, un paio sembrano reclamare l'attenzione. Il primo è relativo alle caratteristiche tecniche del tracciato: oltre alla lunghezza e al dislivello complessivo, ci saranno da domare temperature che variano dagli zero gradi della parte montagnosa iniziale ai quasi 40 gradi delle pianure di Kansas, Missouri ed Illinois. Inoltre, per oltre 1500 km tra Montana, Wyoming e Colorado, l'altitudine non scenderà mai al di sotto dei 1500 metri. Con il picco massimo dei quasi 3500 metri delle Montagne Rocciose (Hoosier Pass). In questo tratto è prevista un'escursione termica di oltre 20º all'interno della stessa giornata. La seconda tipologia di difficoltà deriva da una caratteristica della Trans America Bike Race: non consente alcuna forma di supporto esterno. Ogni forma di approvvigionamento deve provenire dagli esercizi commerciali posizionati lungo il percorso. Ne consegue che le decisioni legate al ciclo sonno/veglia, alle ore di pedalata e di riposo, sono gestite autonomamente da ogni singolo atleta. «Ogni iscritto ha un chip piazzato sotto la sella, un rilevatore di traccia che attraverso un gps rende costantemente monitorata la sua posizione - spiega la Corli -; tutti devono attenersi al percorso ufficiale. Rispetto al viaggio a Capo Nord devo aumentare il ritmo, avrò un equipaggiamento leggero: il minimo indispensabile. Sto studiando il percorso, mi aspetto difficoltà in Idaho con 100 km complessivi in salita e pendenza del 2-3%». Anche, però, scenari degni di una fotografia che il tempo non cancellerà. «Vero, penso al Wyoming e all'attraversamento del parco di Yellowstone. Oppure in Colorado, dove troveremo le montagne più alte del tour. In realtà quello che temo è il Kansas: mi dicono c'è il rischio di pedalare dovendo sfidare un vento molto forte. Infine il Missouri: lo Stato più duro per l'alto rapporto tra dislivello e chilometri da percorrere. Inoltre saremo alla fine e la stanchezza potrebbe farsi sentire».
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