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Andreaus: «Vinciamone una là e poi portiamoli nella tana del lupo»

Andreaus: «Vinciamone una là e poi portiamoli nella tana del lupo»

CENTO. Sarà Cento-Forlì, la finale più logica, quella più giusta, quella che tutti attendevano fin dalla scorsa estate. Forlì deve vincere, Cento può vincere, in una finale alla vigilia aperta ad...

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CENTO. Sarà Cento-Forlì, la finale più logica, quella più giusta, quella che tutti attendevano fin dalla scorsa estate. Forlì deve vincere, Cento può vincere, in una finale alla vigilia aperta ad ogni esito. Perché Forlì, pur con un organico fenomenale, non sta vivendo il suo miglior periodo; sta recuperando il suo primo terminale offensivo Vico da un infortunio, non ancora al top della forma. Sarà anche la finale degli ex: Garelli e Pignatti da una parte, Andreaus e Benfatto dall’altra. E la tensione è già altissima, conseguenza delle polemiche sul rinvio di gara 1 e 2.

«È stata un’esperienza strana, perché durata solo fino a dicembre - racconta Andreaus, a Forlì l'anno scorso prima di approdare a Lecco - e molti miei ex compagni ne parlano male per i problemi economici che ci sono stati: io no, nell’ambiente sono stato bene, è una città che vive di pallacanestro, con una grande tradizione ma anche grande pressione. Noi italiani stavamo in albergo, abbiamo dovuto liberare le stanze a dicembre e tornarcene a casa e lì è finita l’esperienza».

Oggi nuova società e finale promozione. Anderaus non si aspetta una squadra cotta, ma non parte per niente sconfitto: «Essere stanchi conta poco, è una finale e si dimentica tutto, sono solo pianti. Hanno una panchina lunga, 10 giocatori che possono fare la differenza. In queste partite sono proprio gli uomini che entrano in corsa e cambiarti la partita, da noi domenica sono stati decisivi Brighi e D’Alessandro; penso che anche in questa serie la panchina sarà decisiva. Sicuramente la finale più giusta, noi siamo in salute, gasati e pronti. Non avremo il fattore campo e favore in caso di spareggio, ma la situazione non è male: due subito da loro, come contro Piacenza. Vinciamone una e poi li portiamo nella tana del lupo».

Ancora sue considerazioni su Forlì, una squadra costruita per vincere: «Sono forti, completi, ma non hanno vinto la stagione regolare, hanno senzaltro grosse pressioni. Forlì gioca meglio in trasferta, lo confermano i risultati. Noi là abbiamo già vinto ed è stata la svolta della stagione, ma la situazione era ben diversa. Eravamo in difficoltà, senza Contento e subito senza Fontecchio: abbiamo vinto perché lo volevamo, grazie a tutti, anche agli uomini della panchina Locci e Pederzini. Oggi è una finale, stiamo bene e ci crediamo».

E chiude: «Ripeto quanto detto con Piacenza su Soragna, stavolta su Rombaldoni: ha già vinto abbastanza in carriera, stavolta il trofeo lasciamolo a Caroldi».

Comunque vada, sarà una finale coi fiocchi. (s.g.)

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