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«Questo basket è diventato una passione»

di Marco Nagliati
«Questo basket è diventato una passione»

Il presidente Bulgarelli in redazione «I miei 5 anni con la Pallacanestro Ferrara»

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FERRARA. Elegante, sorridente, rilassato. Fabio Bulgarelli sale in redazione e si gode il panorama dall’alto: duomo, castello, listone... Il presidente della Pallacanestro Ferrara ha messo in cantiere il progetto cestistico “numero sei”. Tra un bilancio delle stagioni precedenti e uno sguardo al nuovo campionato, il massimo dirigente racconta.

Cosa ricorda di quell’estate del 2011, quando le chiesero di entrare nella magia dei canestri?

«Lo feci in punta di piedi perché non sapevo a cosa sarei andato incontro. Ma c’erano imprenditori amici e un’unione d’intenti per ripercorrere la strada quasi irraggiungibile di Mascellani. Accettai in quanto c’era un tessuto già pronto di sponsorizzazioni».

A distanza di anni, che ne pensa?

«Che è stata una scelta positiva e vincente. Adesso ci troviamo nella stessa categoria in cui Mascellani aveva lasciato il Basket Club».

Lei aveva idea in quale centrifuga emotiva si sarebbe cacciato?

«Il basket è il secondo sport della città, esprime numeri importanti che portano necessariamente un’attenzione particolare verso chi lo dirige. È trascorso un bel quinquennio, i primi quattro anni di soddisfazioni enormi: risultati e crescita societaria».

Non buono l’ultimo e i risultati, in fondo, sono stati l’ultimo dei problemi.

«Non in linea con le nostre ambizioni, ma abbiamo anche affrontato una categoria alla quale non eravamo pronti. Ora spero di migliorare».

Lei nella vita ha sempre anticipato i tempi. Imprenditore giovane, dirigente sportivo giovane...

«Ora ho quarant’anni e sono partito come imprenditore nel 2004 quando ero 28enne. Mi ritengo ancora giovane, tuttavia ora vedo le cose da una prospettiva diversa. Certo, rimango soggetto ad errori, però l’esperienza adesso è un valore aggiunto. Sono più maturo ed ho una consapevolezza differente delle situazioni. Da giovani si hanno molte idee e si tende ad essere arrembanti: si sbaglia per eccesso di entusiasmo e si difetta di pazienza. Sempre sopra le righe. Andando avanti nella vita questi spigoli si smussano, si riflette di più».

In che percentuale il basket le è entrato nel sangue?

«Passione pura. Che ha contagiato anche mia moglie e la sua famiglia. Milena è entrata in questo mondo con estrema prudenza: ora non si perde una partita e penso sia la prima grande tifosa della Pallacanestro Ferrara. Mi sprona».

Nella stagione dell’esordio lei ha domato il campionato di Dnb ed in carrozza: avrà pensato “e che ci vuole mai per vincere?”

«Beh, insomma... È stata un’annata meravigliosa: avevamo creato una squadra super per la categoria. Con un bravissimo allenatore come Furlani. L’obiettivo era solo vincere, perché non potevamo permetterci un altro torneo di grado inferiore. Ma tutti sanno che essere promossi, seppur da favoriti, rimane difficilissimo e lo sanno fior di squadroni che hanno fallito la missione. Non fu un regalo quel salto: onore e merito a tutto lo staff che ci ha portato in alto. E un applauso al pubblico che ci seguì numerosissimo».

Estate 2012, si ritrova in fretta ai piani alti della piramide cestistica italiana.

«Mai pensato che il nostro cammino sarebbe stato facile o baciato dal sole. Anche perché la gestione della società non l’ho mai legata ai risultati sportivi, bensì ad un fondamentale equilibrio economico».

Siete in un’A2 extralusso...

«Un valore importante. Una categoria che ci teniamo stretta, anche perché con la nuova formula salire dalla B è diventato difficilissimo. Tante squadre ambiziose e pochi posti. Adesso vogliamo programmare con semplicità ed in armonia con l’ambiente».

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