Tre quarti perfetti poi la Tramec crolla e Forlì può dilagare
Basket serie B. Anche in gara-2 di finale Cento va ko Negli ultimi 10’ la squadra di Giordani esce dal match
Due a zero Unieuro. Dopo aver retto alla grande per 30’ (41-45), la luce della Tramec si è letteralmente spenta. Durante gli ultimi 10’, finiti 30-11, è show Vico-Pederzini e Forlì si porta avanti 2-0 nella serie di finale. Sabato sera gara-3 a Cento (ore 21) già decisiva.
Avvio contratto e nervoso. Benfatto entra in gara tardi e Forlì allunga soprattutto con Bonacini (13-9 all’8’). Con Benfatto in panca, Cento prima rientra con il bravo Brighi (13 pari), dopo di che allunga grazie al terzetto Demartini-D’Alessandro-Locci: al 13’ è 15-21 Tramec e break completato di 2-12 in 5’. La posta in palio è altissima, così il match è davvero equilibrato. Ferri e Vico non sono quelli di gara-1, ma Arrigoni e Maggio riportano avanti l’Unieuro: al 15’ è 22-21. Benfatto entra finalmente nel match, ben supportato da Caroldi: loro due riportano avanti la Tramec in un primo tempo caratterizzato da break e controbreak (25-29 al 17’). Cento chiude avanti 29-30 il primo tempo, tirando meglio dei romagnoli, dominando la lotta a rimbalzo (20 a 26). Insomma, tutta un’altra storia rispetto a lunedì sera. I padroni di casa non sono quelli di gara-1 e la Tramec con le bombe di D’Alessandro (31-37 al 24’) e Contento (32-40 al 25’, finalmente!) ne approfitta per il massimo vantaggio ospite. Forlì rientra a -3 (39-42 al 28’), ma Benfatto e Pederzini non ci stanno: al 30’ è 41- 45. L’Unieuro chiude meglio della Tramec il terzo quarto, cominciando il quarto periodo in ritmo e con Pederzini in grande fiducia (49-47 al 33’). Adesso c’è pure Vico e la Tramec accusa il colpo: a -6’56” dalla sirena è 51-47. Arrigoni e soprattutto Vico infiammano il PalaFiera e spengono ogni velleità biancorossa di successo. Davvero incredibile come Cento abbia smesso di giocare durante gli ultimi 10’. Forlì vince e sabato avrà il match point numero 1 per chiudere i conti. La Tramec è con le spalle al muro.
Lorenzo Montanari
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