«È il momento di smettere però il calcio è la mia vita»
PORTOMAGGIORE. Quel bollino rosso nell’anno del ritiro. Ma l’inevitabile decisione di lasciare non poteva essere rimandata. «È il momento di smettere – confessa Zamboni a malincuore – perché il...
PORTOMAGGIORE. Quel bollino rosso nell’anno del ritiro. Ma l’inevitabile decisione di lasciare non poteva essere rimandata.
«È il momento di smettere – confessa Zamboni a malincuore – perché il problema al tendine d’Achille della gamba destra mi perseguita da 4/5 anni. Ho tentato innumerevoli terapie senza successo. A 42 anni dico basta: volevo già smettere lo scorso anno, dopo aver corso la maratona. Alcuni amici veri mi hanno convinto a giocare ancora un anno». La retrocessione, consumata a fine stagione, rimarrà quel famoso bollino rosso di una carriera interpretata a mille, qualsiasi categoria abbia affrontato. «Brucia - dice Zamboni - aver chiuso con la retrocessione, proprio io che non ne avevo mai subite. Con gli amici, ogni anno, festeggiavo quel bollino mai postato sulla tabella. Adesso, è arrivato. È una batosta pesantissima, soprattutto nel tuo paese, dopo aver vinto un campionato incredibile tre anni fa. La voglia di rivincita è lì, presente, ma la testa ha detto basta».
Il futuro non è lontano dal calcio. «Non credo mi allontanerò da questo mondo: ho ancora nelle orecchie il triplice fischio dell’arbitro nell’ultima gara, fischio che mi ha distrutto. Mi piacerebbe stare a contatto con lo spogliatoio, anche qui a Portomaggiore. Ma non ho ancora deciso nulla. Poi, farò qualche maratona, non a livello agonistico, ma per il piacere di correre e stare in mezzo alla gente». (en.me.)
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