La Nuova Ferrara

Sport

L'INTERVISTA

Vagnati: il mio calcio vita e passione Sono malato

di Paolo Negri
Vagnati: il mio calcio vita e passione Sono malato

Il d.s. nostro ospite in redazione «Quest’anno la Spal ha fatto un capolavoro»

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. La premessa è una promessa: non si parla di mercato. Nel senso delle trattative in corso, degli affari per potenziare la Spal in vista della prossima serie B. Detto e fatto. Libero da questa “ossessione” (più nostra che sua, a dire il vero), Davide Vagnati - d.s. biancazzurro - si racconta, rivelando le pieghe dell’uomo, la sua quotidianità, il suo modo di essere. Più pratico che sognatore.

Nel corso del colloquio, il telefonino (il suo...) non cessa di squillare. Chiamate, sms... Insistenti i media nazionali, in cerca della “bomba” di mercato (ci risiamo...). La testimonianza, in fondo, di come la Spal sia entrata in un altro mondo calcistico.

Vagnati, cosa prova ad essere il più giovane d.s. della prossima serie B?

«Orgoglio. Un traguardo ottenuto tappa per tappa, sul campo. Ma non è solo merito mio. C’è una società che ti permette di lavorare con serenità. Certo, a 38 anni è bellissimo essere arrivato in B ed immaginare la prossima esperienza in categoria. Ma più che altro penso a lavorare, perchè la grande avventura che ci aspetta sia positiva».

La sua ascesa professionale è stata rapida, fatta di obiettivi immediatamente centrati. Se lo aspettava?

«In spogliatoio, quando ancora giocavo nella Giacomense, i compagni mi dicevano “farai il d.s.”. Andavo già a vedere partite, anche dei piccolini, e studiavo le norme federali. Mi è sempre piaciuto, è una dote che ho dentro, anche se inizialmente mi vedevo più un futuro da allenatore che altro. Poi un giorno il presidente Mattioli mi ha chiamato, apostrofandomi così: “Vedo che parli molto e corri poco, che ne diresti di fare il direttore?”. È nato tutto così. Al primo anno una salvezza miracolosa con la Giacomense, poi l’accesso alla Lega Pro unica con la Spal, il successivo 4º posto dell’anno scorso con i play off mancati di nulla, infine questa stagione straordinaria. Domenica scorsa sono andato a vedere la finale play off Pisa-Foggia ed ho pensato che abbiamo dato 9 punti di distacco ad un Pisa davvero forte. Ho chiamato mister Semplici e gli ho detto: “Abbiamo fatto un capolavoro”».

L’ha emozionata di più lo straordinario gol in rovesciata che segnò al Napoli, con la Massese, o quello di Zigoni all’Arezzo?

«La rete di Gianmarco, sinonimo di promozione, mi ha fatto piacere ma non è stata la più emozionante, le lacrime le ho avute per quella di Grassi a Pistoia al 90’. Il mio gol al Napoli me lo ricordano tutti, sempre: è stato l’apice della mia carriera di giocatore. Un momento bello, importante».

E la carriera da d.s.? Cosa sogna? La A con la Spal o l’approdo, un domani, alla sua amata Sampdoria?

«Non sogno molto. Sono come il presidente Mattioli: pratico. Vivo di cose reali, metto da parte le vittorie ed i complimenti, sono più a mio agio nelle situazioni di difficoltà perchè ho l’equilibrio per gestire queste cose. Ora non penso alla serie A, tantomeno con altre squadre. Sono totalmente concentrato sul lavoro per dare altre soddisfazioni qui, affinchè la famiglia Colombarini possa continuare a sorridere. Come tutti. Non mi interessa altro».

Ma per lei cos’è il calcio?

«Tutto. È passione, è vita. Sono malato di calcio. Vado continuamente a vedere partite, e l’altro giorno ne ho visionate due a video per capire se l’attaccante che ho in testa è quello giusto per la Spal. I dettagli fanno la differenza».

Si sente gratificato o è una vita che le pesa?

«È un lavoro, e comporta dei sacrifici, pur se alzarsi alle 5 e andare in fabbrica è più dura. Però la mia professione dal punto di vista psicologico e mentale porta via tanto. Ma la amo immensamente»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google