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Pulidori, la passione targata Benedetto

Pulidori, la passione targata Benedetto

Basket B. Il ds centese fa il bilancio: «Gettate buone basi»

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CENTO. Ne ha viste tante nella sua carriera da dirigente sportivo. Ha vissuto momenti felici, di grande euforia, ma anche attraversato periodi meno rosei. Però in tanti anni passati a bordo campo, Andrea Pulidori ha sempre utilizzato nel modo migliore l’esperienza accumulata nel mondo della palla a spicchi e i risultati gli hanno sempre dato ragione. Capace di guardare sempre in faccia alla realtà, ha un modo molto pragmatico di affrontare i problemi. Pratico, concreto, ama molto lavorare dietro le quinte. Anche se poi, le sue idee, sono binari sicuri sui quali viaggiare. Dopo Ferrara, da quest’anno è approdato alla Benedetto, che gli ha messo in mano la gestione dell’ultimo campionato. E la sua mano, nella stagione appena conclusa, si è vista. Anche perché, all’ombra del Guercino, non sono certo mancati gli imprevisti. Tutti superati con determinazione e mano ferma, tanto che la Tramec è arrivata ad un passo dalla Final Four di Montecatini. E’ mancato poco per raggiungere un traguardo storico.

«Finire una stagione con una sconfitta non è mai bello – racconta Pulidori da Montecatini -. Ma dobbiamo anche ricordarci che abbiamo perso da una squadra molto ben attrezzata (e che ieri è salita in A2; ndr) negli ultimi istanti di una partita che abbiamo condotto per trentotto minuti su quaranta. La prima sensazione è ovvio che sia legata alla sconfitta. Ma analizzando razionalmente l’intera stagione, possiamo dire che è stato un anno molto positivo. Dobbiamo avere la consapevolezza e l’idea che abbiamo gettato le basi per successi futuri. In più è bene sottolineare che il nostro girone era il più forte di tutto il campionato. Quindi, a maggior ragione, aver perso da Forlì all’ultimo minuto di gara 5 ci fa capire che il nostro rendimento è stato decisamente buono. Ad inizio stagione il nostro obiettivo era arrivare nelle prime quattro, e ci siamo riusciti. In più siamo arrivati davanti a squadre che avevano un budget molto superiore al nostro».

«Dopo un’ottima stagione regolare – ha continuato il ds – siamo andati bene anche nei playoff. A parte gara 1, dove forse abbiamo pagato il fatto di non aver giocato per nove giorni, abbiamo giocato alla pari con Forlì e la serie s’è decisa per alcuni episodi. Poi nella serie ha pesato anche la maggiore esperienza degli avversari. Noi abbiamo solo due giocatori che hanno vinto un campionato, Bedetti e Benfatto, mentre Forlì ne ha ben otto su dieci. Questo è un fattore che ha pesato. Ora però anche molti dei nostri giocatori hanno fatto esperienza e potranno sfruttarla in futuro, magari con la maglia delle Benedetto. Perché fare i playoff è sempre una esperienza utile. Per i giocatori, ma anche per la società».

L’entusiasmo della città, il calore del tifo: la Benedetto merita qualcosa di più che una serie B? «La Benedetto è la squadra della città. Assieme al carnevale è uno dei biglietti da visita che Cento ama esportare. A Cento si parla di basket sette giorni su sette, ci sono tifosi che hanno seguito la squadra in ogni partita. E’ una passione vera, autentica, che spinge anche i dirigenti a lavorare per la società ogni giorno, magari senza averne un ritorno economico. C’è attaccamento ed entusiasmo: valori che vanno tutelati».

«Ovvio che le squadre si fanno con le risorse economiche oltre che con la passione, quindi mi auguro che questa stagione, che ha soffiato sul fuoco dell’entusiasmo, riesca a catalizzare maggiori risorse attorno alla Benedetto».

Mauro Cavina

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