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Cinque scudetti giovanili Ferrara mai così in alto

di Sergio Armanino
Cinque scudetti giovanili Ferrara mai così in alto

Luciana Pareschi: «Li avrei preferiti suddivisi in più discipline»

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FERRARA. Va in archivio una stagione che non ha eguali per lo sport giovanile. Addirittura cinque gli scudetti piovuti in terra estense: ha iniziato l’under 14 dell’Hockey Club Bondeno a febbraio, conquistando il titolo indoor, hanno proseguito in primavera giovanissimi e juniores del Kaos, trionfo del calcio a 5 intervallato dalla storica impresa della Vis 2008 nell’under 20 di basket e poi chiuso dal tricolore dell’under 21. Senza contare, poi, i piazzamenti di assoluto prestigio a livello nazionale, come il quarto posto nell’hockey prato outdoor della stessa under 14 matildea, impreziosito dall’argento indoor e dal bronzo outdoor dell’under 16. Una stagione da celebrare e da commentare: lo facciamo con Luciana Pareschi, delegato Coni di Ferrara.

Pareschi, un’annata senza precedenti a livello giovanile.

«Ce ne sono state altre molti anni fa, e poi se tre scudetti li prende il Kaos... Tre scudetti a una sola società sportiva: avrei preferito andassero a tre società diverse, distribuiti in modo che lo sport dia un servizio ai ragazzini, altrimenti scelgono quello che gli proponiamo noi, non quello che vorrebero fare loro. Noi, come Coni, abbiamo necessità che ci si apra ad altri sport, comunque anche altri sono andati vicini al traguardo».

Il calcio a 5 sta avendo grande espansione, specie a livello amatoriale...

«Magari un po’ deregolarizzato, ma c’è sempre stato. Non credo sfonderà mai più di tanto, la nostra non è mentalità brasiliana, abbiamo il calcio a 11 nella testa: comunque, ben venga, ma che siano italiani, ferraresi, vorrei che il Kaos s’inserisse nel nostro tessuto, altrimenti non avrà mai la fidelizzazione della città, facendo promozione vera. Ha vinto tre scudetti giovanili? Bene, può portare questa disciplina a Ferrara. È un po’ come il basket a Vigarano: finchè c’è stato un legame locale con le giocatrici, il palazzetto si riempiva (certo, anche per le vittorie, per carità), ma adesso.... Spero che il gruppo della Manu Benazzi (la Basket Academy di Mirabello, settore giovanile della società vigaranese, ndr) se lo coltivino e se lo tengano lì. Il mio sport è questo, quello dei bambini che si divertono. Poi, per carità, sono consapevole che ci sono anche altre dinamiche e realtà. Però Calzolari (patron del Kaos, ndr) non lo capisco: o è mal consigliato, o ha interessi che lo portano nella direzione che sta seguendo; vuole lo scudetto, ma almeno le giovanili teniamole italiane!».

L’Hockey Bondeno tutt’altra cosa...

«È una realtà consolidata, ha dirigenti con grande passione, un paese attorno alla squadra: è proprio l’inverso».

L’impresa della Vis 2008?

«Mi ha dato una soddisfazione enorme. Ho rivissuto quando allenavo le mie ragazze (a pallamano, ndr), un titolo italiano allieve e poi juniores. Una bella favola: lavorano molto bene, ci sono tanti nostri giovani e io parlo con questi ragazzi, so che c’è un bel mondo intorno alla squadra. Se diventano il vero satellite della Pallacanestro Ferrara, si può fare bene».

Sono situazioni sempre difficili da costruire...

«Una volta si andava dai salumieri, poi sono arrivati i supermercati e li hanno fatti chiudere: nello sport, invece, le botteghe non chiudono, perché ci sono i volontari, che ci mettono anche dei soldi e si fanno la guerra. Queste realtà devono consorziarsi ed esercitare economie di scala, ma non c’è la mentalità...».

L’Accademia Spal può essere un esempio?

«Sì, ma lo stesso dovrebbe fare il basket, invece litigano. Come la Spal, Bulgarelli dovrebbe fare la stessa cosa: bisogna averne la capacità, il tatto, ma così frantumati non vanno bene. Ci vuole un po’ di democrazia... limitata».

Qualcosa del genere sta accadendo nella pallavolo a Cento...

«Questo lavoro l’ha fatto Modena e l’abbiamo presentato di recente a Ferrara: è la cooperativa sportiva, ci si mette assieme senza perdere la propria identità. E si trovano più facilmente risorse».

Parliamo della “sua” pallamano, un tempo ai vertici anche a livello giovanile...

«Ma quando c’ero io, ero io la democrazia limitata! Non c’è più la gente che conta: bisogna formarsi, andare nelle scuole... La pallamano vive tantissimo nella scuola, perché piace: io formavo le insegnanti. Ci vuole un po’ di fantasia e tanta volontà».

Il podismo ha ancora tanti praticanti, l’atletica è in ripresa, ma risultati di spessore non se ne vedono ancora...

«L’atletica è difficile, bisogna trovare l’appassionato, quello che ha voglia di allenarsi da solo. Nel podismo sta facendo molto bene Corà, ha messo tutta la sua passione e quella è la dimensione per Ferrara. Poi, c’è tanta gente che corre e cammina, un bene per la salute e questo mi basta».

Il nuoto fatica, il sincronizzato emerge...

«Mi piace molto il sincro, mi entusiasma, è individuale e di squadra, c’è anche la musica.Per il nuioto vale quanto detto per l’atletica. Ma, restando in acqua, mi piace ricordare che il Canoa Club è primo in Italia, con grandissimo lavoro di recupero della disabilità».

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