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La casa unica del basket «Non chiedetemi miracoli»

di Marco Nagliati
La casa unica del basket «Non chiedetemi miracoli»

Bulgarelli, il presidente della Pallacanestro Ferrara, si sente tirato per la giacca Senza strutture adeguate diventa impossibile creare un progetto unitario

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FERRARA. I cinque scudetti conquistati a livello giovanile (tre dal Kaos, poi Vis Basket e Hockey Bondeno) sono la stella cometa dello sport ferrarese. Una preziosa pietra angolare da cui tentare di analizzare qual è lo stato dell’arte dello sport di casa nostra. Senza ovviamente dimenticare la promozione in B della Spal, il cui salto di categoria ha anche aperto il fronte impiantistica. Dopo la delegata Coni, Luciana Pareschi, e l’assessore allo sport Simone Merli, ecco l’intervento di Fabio Bulgarelli. Da cinque anni è il proprietario della Pallacanestro Ferrara: l’ha fatta rinascere in B, l’ha condotta in serie A2. Alle soglie dell’elite cestistica. Un po’, Bulgarelli, s’è sentito tirato per la giacca quando i precedenti interlocutori hanno accennato alla necessità di unire un movimento baskettaro che ora è frazionato. Per non parlare della situazione palasport. Il massimo dirigente ha affrontato tutti i temi con la consueta franchezza, usando però un’avvertenza: nessuna polemica, né invidie. «Ma sono stato stuzzicato su alcune questioni e, francamente, mi vedo costretto e mettere i puntini sulle i». Okay, tutti sull’ottovolante.

Presidente Bulgarelli, prima riflessione: la Vis ha dato lustro a tutto lo sport dei canestri.

«Gran merito a coach Franchella e al presidente Bertelli che ha dato gli strumenti per realizzare questa impresa. Come Pallacanestro Ferrara abbiamo contribuito in minima parte, dando a Ghirelli e Verrigni l’opportunità di maturare un po’ di esperienza con la prima squadra in serie A2. È stato un risultato storico. La Vis sta pure pensando di realizzare una foresteria, continuando a gestire bene la società sotto il profilo tecnico e logistico. Poi, sinceramente, esprimere maggiori potenzialità diventa drammatico per la mancanza di strutture».

Molti osservatori esterni le chiedono di farsi carico di un progetto quasi impossibile: unire sotto un unico tetto le realtà cestistiche.

«Come no... Dal punto di vista concettuale sono d’accordo. Poi la realtà è un’altra. Intanto mancano gli spazi: campi da calcio ce ne sono parecchi, mancano invece impianti efficaci indoor».

Il palasport?

«Ecco, il palasport... È sfruttato al 120% delle possibilità. Il basket lo utilizza appena per il 19.5% del tempo. Tutto questo nonostante l’abbiamo in gestione proprio noi. La Vis va al PalaPalestre a pagamento e la 4 Torri gestisce il PalaBarco ed ha anche lei i suoi bei costi da sostenere. Per fare cose importanti servono strutture, altrimenti si parla a vuoto».

Lei che è imprenditore va invece sul concreto.

«Il fatto che un privato gestisca il palasport, fa risparmiare al Comune oltre 150.000 euro all’anno. In cinque anni, grazie alla Pallacanestro Ferrara, l’amministrazione ha evitato di spendere almeno 750.000 euro».

Però?

«Però possiamo usarne uno spazio temporale limitato. Chiarisco: giusto che calcio a cinque, pallavolo e basket femminile abbiano il diritto di giocarci, ma a quel punto non chiedete l’impossibile. Negli ultimi anni gestire l’impianto è diventato uno slalom tra lacci, lacciuoli e balzelli. Per far funzionare il palasport sono ormai costretto ad impiegare a tempo pieno due persone in ufficio e quattro custodi. Non è un impegno di poco conto, tutto sommato».

Quali sono i problemi veri?

«Che negli ultimi anni sono mancati alcuni investimenti.Parlo di manutenzione straordinaria, che noi non possiamo fare perché non siamo proprietari dell’impianto. Personalmente trovo giusto e bello che si trovino 800.000 euro in fretta per sistemare il Mazza. La risposta della città è stata adeguata. E questo mi rende ottimista, cioè che si può fare qualcosa anche per il palasport. Ricordo, ad esempio, che per il Kaos patron Calzolari ha investito 70.000 euro di tasca propria per poter disputare il campionato di A di calcio a 5. Poi vince tre scudetti e si fa festa».

Come dire, noi facciamo da soli?

«Come dire che rimaniamo sport minori e ci va bene, però non si ritenga sia possibile compiere miracoli o che si continui a far finta che vada tutto bene. A noi Pallacanestro Ferrara, per dire, nessuno ha proposto di aiutarci a creare una foresteria. Seguire il progetto Academy Spal è una bella idea, ma si deve dare a tutti la possibilità di farlo».

Cosa chiede?

«Semplicemente una cosa: che ci sia equità. I “piccoli” fanno il massimo e hanno un grandissimo senso civico. E se non si hanno strutture e risorse, è umano che prevalga la logica dell’abbattimento dei costi. Si guarda al proprio cortile e non si ragiona in grande».

Alla fine la convenzione per la gestione del palasport la rinnoverà?

«Dobbiamo parlarne serenamente. Se devo essere sincero credo che si possa aprire un dialogo con l’amministrazione. Non scorgo segnali di insensibilità. Vediamo».

Il Comune secondo lei in questi mesi s’è concentrato molto sulla Spal?

«Ribadisco: doveroso che la Spal disputi la B a Ferrara. Giusto che si adegui il Mazza. Dico soltanto che ci sono anche gli altri, ma in fondo credo che lo si sappia. È però inutile sottolineare come sia indispensabile unità d’intenti, quando poi volley, basket, pallamano e il calcio a 5 in alcune circostanze si trovano a dover fare da soli. Tutti abbiamo bisogno di strutture adeguate. Altrimenti non abbiamo grandi possibilità di costruire un progetto condiviso: al Mazza gioca la Spal e basta, al palasport siamo in tanti. Al Centro di via Copparo si allenano le giovanili biancazzurre e basta. Al palasport non è così, gli spazi sono di tutti e per tutti: non abbiamo la possibilità di fare quello che fa la Spal. È un dato di fatto e non voglio essere polemico. Ma è giusto chiarire. Non sottolineate che devo darmi da fare per unire il basket e creare un settore giovanile unico, perché voglio far presente che mancano alcuni presupposti».

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