Consigliai Gattuso a Braida e Galliani Ma con Tomasi...
FERRARA. La seconda vita calcistica di Ruben Buriani prosegue assecondando un’altra prospettiva: direttore sportivo. Parte da responsabile del settore giovanile del Milan, trova dimora anche alla...
FERRARA. La seconda vita calcistica di Ruben Buriani prosegue assecondando un’altra prospettiva: direttore sportivo. Parte da responsabile del settore giovanile del Milan, trova dimora anche alla Spal. Tomasi la rileva tentando di sollevarla da una delle tante voragini in cui sta sprofondando la beneamata, lo spalleggia Paolo Mandini (recentemente scomparso). «Sì, mi chiama Mandini - ricorda Buriani - e mi chiede di dar loro una mano per costruire la squadra. Ero al Milan, ottengo il permesso per staccarmi. Eravano in ritardo: gli altri stavano andando in ritiro e noi ancora non avevamo un giocatore».
«Comunque ce la facemmo e l’inizio di stagione non fu poi così male. Però i rapporti col presidente si ruppero per cose molto fastidiose, mi chiesi chi me lo faceva fare. Tornai al Milan». Successivamente Buriani ha raccolto soddisfazioni a Monza (promosso in B), Salernitana, Ternana e Padova (promosso in C1 e in seguito spareggio perso per salire in B). Adesso fa l’osservatore per il Bologna, in attesa di chiamata. Tra i ricordi dirigenziali, il più bello porta Gattuso al Milan. «Era mio giocatore alla Salernitana, vedevo in lui carattere e qualità per sfondare. Lo proposi a Braida, quindi al Milan. Gattuso aveva una volontà feroce ed era in crescita costante: lo si notava ad ogni allenamento. Anche per lui la famiglia veniva sopra ogni cosa, lottava per quello. In lui rivedevo la mia storia».
«Un giorno Gattuso mi chiama nella sua camera, mi confida che gli ha telefonato Moggi e che lo vuole alla Roma. Io ero in parola col Milan. Faccio uno squillo a Braida, che passa Galliani a Gattuso. Gli dice che se il Milan vuole un giocatore, poi lo prende. Consiglia pazienza al ragazzo. Gattuso si tranquillizza, aspetta. Va al Milan. E ne diventa un leader».
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