«I miei primi 40 anni Smetto da calciatore e vado in panchina»
“Briegel” Govoni il prossimo anno guiderà la Massese «Tanti i miei maestri come allenatori, da Ventura a D’astoli»
FERRARA. Andrea “Briegel” Govoni saluta il campo e passa alla panchina. Figura storica del calcio dilettantistico ferrarese, dal prossimo anno guiderà la Massese di Massa Finalese nella Prima categoria modenese.
«Sono tre anni che ho il patentino e volevo intraprendere questa carriera - dice Govoni -, credo che sia arrivato il momento giusto». L'anno scorso, da giocatore, il nostro Briegel ha fatto l'ennesima magia. Passati i quaranta, da titolare, ha messo in riga tutti e si è tolto l'ennesima soddisfazione, vincendo con la Virtus Camposanto i playoff di Prima categoria ed è salito in Promozione. «Di più non si poteva fare, davanti a noi c'era la Persiceto 85 che ha praticamente vinto tutto. Per noi era impossibile vincere il campionato a un ritmo tanto serrato, ma coi playoff abbiamo raggiunto lo stesso l'obiettivo: è stato bellissimo».
A Camposanto aveva ricevuto una chiamata irrinunciabile. «Mi voleva mister Bardi che avevo avuto a Cento. Ero un po' scettico all'inizio, perché avevo fatto sempre categorie superiori e non sapevo cosa mi aspettava in una società che non aveva grande pedigree calcistico. Invece, ho trovato un grande ambiente, fatto di gente seria e con un bel progetto per il futuro. Mi sono trovato benissimo e alla fine sono stato contento di aver chiuso lì la mia carriera. Chiudere con una vittoria era quello che desideravo e mi è sembrato giusto smettere».
Adesso c'è la Massese: «Ha un bel progetto e ho preferito questo ad altre proposte. Il direttore sportivo, poi, è un altro esordiente che conosco bene. Si tratta di Marco Marani, figlio di Loris che è stato mio grande maestro ai tempi di Sant'Agostino. Da Marani ho imparato tanto, ma non solo da lui. Anche da Ginesi che mi ha insegnato la zona o da Farolfi, compagno di squadra ai tempi della Centese in C2, che mi ha aiutato a colmare numerose lacune tecniche e tattiche. Devo dire che ho incontrato grandi figure nel calcio dilettantistico e di essere stato fortunato». Tra i mister di Govoni perfino quel Ventura che allenerà la Nazionale dopo gli Europei. «L'ho avuto a Cento, quando ero un ragazzino e la Centese era all'apice della sua storia in C2. Mi ricordo che noi giovani pendevamo dalle sue labbra; si vedeva che era maestro di calcio e che poteva insegnarti tanto. Ventura, a Cento, ha ancora molti amici e l'ho visto proprio l'anno scorso al Carnevale. Devo dire che mi ha fatto piacere che si ricordi ancora di me, nonostante io fossi davvero alle prime armi in quella Centese. Sarà un bell'acquisto per la Nazionale, ne sono convinto». E poi che dire di mister D'Astoli «con cui mi sento tutt'ora: devo dire che quando ho iniziato tra i grandi ero davvero acerbo e che tutte le sgridate ricevute mi hanno permesso di giocare a buon livelli fino a 41 anni». A proposito di sgridate, oggi il calcio sembra essere cambiato: «E' brutto dirlo, ma con meno soldi in circolazione tutto l'ambiente dei dilettanti è peggiorato. I giovani giocano perché sono fuoriquota, ma non amano essere redarguiti. Per me, alla loro età, era un onore andare in prima squadra, oggi sembra invece un fastidio. Posso anche capirli, senza nemmeno una piccola soddisfazione economica, l'impegno perde di importanza. Dispiace, però, che venga meno anche la passione per il calcio. Anche da questo punto di vista, sono stato più fortunato dei giovani di oggi. Tutt'ora, in allenamento, tiro il gruppo e nei giorni di riposo vado in palestra. Sono fatto così, tanto spirito di sacrificio e voglia di migliorarmi».
Corrado Magnoni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
