«Aquile, centrato l’obiettivo minimo Ma certe sconfitte...»
Il giemme Pellegrini archivia positivamente la stagione Però è rimasto infastidito da alcuni ko in regular season
FERRARA. Sarà Rhinos Milano-Giants Bolzano la finale del campionato italiano di football americano, competizione che ha visto le Dimedia Aquile Ferrara uscire ai quarti proprio contro i “rinoceronti”, poi vittoriosi 35-34 in semifinale contro i Seamen Milano. I campioni uscenti che erano stati battuti nettamente dalle Aquile in preseason al Mike Wyatt Field. La semifinale del ’92 giocata e persa dalle Aquile contro i Pharaones Garbagnate del “bisonte” Unga (poi campioni d’Italia) resta dunque ancora il miglior risultato della storia della formazione estense. Raffaello Pellegrini, giemme delle Aquile, era in campo in quella partita che funge da metro di paragone nel tracciare un bilancio della stagione appena conclusa.
«Posso ripetere esattamente le stesse parole che ho detto ai ragazzi prima del rompete le righe - esordisce Pellegrini -. Ho detto loro che essendo usciti ai quarti contro chi, a mio avviso, è favorito nella corsa al titolo, abbiamo centrato l’obiettivo minimo stagionale per cui posso ritenermi soddisfatto. Anche se l’aver perso in stagione contro squadre di livello inferiore mi ha infastidito».
La semifinale rimane il vostro punto più alto...
«Nella famosa partita del ’92 le Aquile non avevano un tasso tecnico così alto come quest’anno, soprattutto in attacco (le Aquile hanno schierato la batteria di ricevitori più forte del torneo; ndr), ma forse erano più squadra. In questa stagione siamo partiti con un roster di 58 atleti per chiudere in 34. Allora siamo partiti in 34 ed abbiamo finito in 34. Forse c’era più mordente o forse erano solo altri tempi».
Pensate già al futuro?
«E’ un po’ presto, ma se riusciamo a confermare il gruppo che avevamo quest’anno, con qualche aggiustamento ed un po’ di esperienza in più possiamo ambire ad acciuffare quella semifinale che manca ormai da 25 anni. Diverso è il discorso per i giocatori Usa. McCulloch ed Hansen hanno fatto un ottimo lavoro integrandosi a dovere con la squadra, ma vedo difficile la riconferma per due aspetti: in primis gli stranieri, terminata l’esperienza sportivo-culturale all’estero, tendono a cambiare piazza».
Sconfinando nel tecnico?
«Forse avere stranieri in altri ruoli per la nostra squadra sarebbe meglio. In ogni caso, la decisione definitiva spetta a coach Mantovani (e così abbiamo fra le righe la riconferma dell’allenatore per la prossima stagione; ndr)».
Parliamo di Superbowl visto il suo impegno di co-organizzatore assieme all’altro ferrarese Raffaele Maragno. Come procedono i lavori?
«Il Superbowl del 9 luglio all’Orogel Manuzzi di Cesena sarà ancora una volta un successo. L’organizzazione del Mazza a Ferrara o del Vigorelli è stata diversa, meno sofferta; ma nonostante tutta l’infinita serie di problematiche che abbiamo dovuto superare per “violare la sacralità di un tempio del calcio”, sarà un grande spettacolo. Le squadre che si son qualificate nelle varie categorie e che contribuiranno, oltre alla Prima divisione, a rendere la giornata indimenticabile, hanno una componente emiliana e quindi il tifo sugli spalti sarà degno del contesto in cui saremo».
Con Rhinos e Giants in finale pronostici rispettati?
«Direi di sì. Sono due squadre assemblate a suon di euro e quindi devono per forza puntare al successo. I Rhinos hanno vinto di un punto dai Seamen, che dopo un avvio sottotono sono tornati in auge raggiungendo la final four in Europa; mentre i Giants, con una partenza a razzo, hanno stordito Parma capace poi di recuperare dal 30-0 al 30-20. Come organizzatore ci fossero stati i Panthers al posto dei Giants sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma sarà comunque uno spettacolo di alto livello».
Dario Cavaliere
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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