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Due fiorentini alla corte estense

Due fiorentini alla corte estense

Roberto esalta Semplici: «Una persona d’oro, quanti ricordi assieme a lui»

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FERRARA. Fiorentini doc che scelgono Ferrara. Dalla città del Giglio al ducato estense, prima di Leonardo Semplici, oggi stimato allenatore della Spal, c'è stato Roberto Labardi. Stesse età e passione, da calciatori si sono incontrati nei Pulcini e negli Esordienti, da grandi si sono ritrovati come amici, a Ferrara.

«Io giocavo nella Firenze Sud, lui nel Galluzzo - ricorda Labardi -, due squadre di puro settore giovanile che ti insegnavano a giocare a calcio. Poi, lui come me, giocavamo mille ore al giorno. Per quanto mi riguarda, lo facevo non proprio all'oratorio, ma per estrazione e convinzioni politiche della mia famiglia nel campetto davanti. Ma il calcio era uguale per tutti e ci piaceva tanto. Io oggi alleno per divertimento, i dilettanti sono altra cosa e mi sta bene così. Quando non trovo le condizioni ideali per coltivare la mia passione, preferisco andarmene. Adesso ho scelto la Poggese e penso che mi troverò bene».

Comunque la si voglia vedere, Labardi e Semplici sono due grandi figure del nostro calcio. «Mi fa piacere che sia arrivato a Ferrara, perché prima di tutto Leonardo è un amico. Ha avuto un buon impatto con la realtà ferrarese ed i risultati gli hanno dato ragione». Dopo gli inizi in una piccola realtà, le strade si sono divise. Labardi è approdato alla Fiorentina (cinque anni nelle giovanili, e una fugace apparizione in serie A, prima di passare al Rondinella), Semplici all'Empoli, per poi incontrarsi a Ferrara grazie alla Spal. «Scontri epici da ragazzini, le sfide tra le nostre squadre erano bellissime. Io a Ferrara vinsi due campionati di fila, ovvio che mi sono affezionato. Sono rimasto sempre legato alle vicende spalline. Quando posso vado a vedere la Spal e tifare. Ho buonissimi rapporti con la dirigenza e stimo le persone che ci lavorano. Su Semplici posso dire che è un ragazzo d'oro, simpaticissimo, che ci sa fare con le persone, serissimo. È umile e lavora sodo, così ha conquistato Ferrara». (c.m.)

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