Un’altra squadra femminile in serie A Pareschi: «Basita, ma sto a guardare»
FERRARA. Luciana Pareschi è senza parole: «Due squadre in serie A1 di pallamano ci possono anche stare - dice la delegata provinciale Coni -, ma non con queste modalità». È successo che l'Handball...
FERRARA. Luciana Pareschi è senza parole: «Due squadre in serie A1 di pallamano ci possono anche stare - dice la delegata provinciale Coni -, ma non con queste modalità».
È successo che l'Handball Estense ha iscritto la propria squadra femminile direttamente in serie A, creando un precedente: «Piano - commenta la Pareschi -, ancora la squadra non è iscritta, c’è il Consiglio federale la settimana prossima per decidere sulla questione. So per certo che non si vuole creare un precedente. L’anomalia è che questa squadra è nata dal nulla ed è stata subito inserita nella massima serie, come se per qualche motivo le fosse dovuto. Non so bene cosa sia successo, ma c’è di sicuro molta confusione in seno alla Federazione. Per questo non voglio espormi, anche perché non conosco i retroscena di una vicenda quasi paradossale».
L’Handball Estense (maschile), retrocessa in A2 l’anno scorso, nacque da una costa dell'Ariosto, quando, tanti anni fa, fu creata dalla Pareschi stessa. Fu la Pareschi, professoressa del liceo, a dare vita alla pallamano in città. Prima con la femminile, poi con la maschile, per permettere a tutti di giocare a questo appassionante sport. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, fin quando le due realtà, perché il regolamento lo richiedeva, presero strade diverse. Le due attività proseguirono parallelamente fino ad arrivare ai giorni nostri. L’anno scorso nacque la United, seconda squadra maschile di pallamano, e oggi l'Handball Estense femminile, contraltare della storica Ariosto. Ma il fatto strano è che il campionato della massima serie era già stato istituito a 12 squadre e l’arrivo dell’Estense femminile porterebbe a quota 13 le iscritte.
«Non si capisce perché a questa nuova squadra sia concesso di stare in serie A. Prima non esisteva e poi nasce dal movimento maschile. Ripeto, sono basita, non so cosa stia succedendo, così si danneggia l’intero movimento».
In Federazione la questione è stata ribattezzata “affaire estense”, un caso più unico che raro in tutto lo sport italiano: «Senza considerare che l’Estense - fa notare la Pareschi - non aveva nemmeno una squadra giovanile femminile. Resto alla finestra a vedere cosa succede, non mi immischio, ci rimarrei troppo male. Quando nacque l’Ariosto mai avrei immaginato si arrivasse a tutto questo. Non so dare e non voglio dare un giudizio. Sono curiosa di vedere come va a finire, ma credo non ne verrà nulla di buono. Spero non siano scaramucce tra due realtà vicine, per il bene dei ragazzi che praticano con tanta passione questo sport e che giocano per divertirsi».
Corrado Magnoni
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