Mister Leo Rossi «Io arrugginito? Neanche per sogno»
Il San Carlo lo ha confermato nonostante la retrocessione E lui promette: amo questo lavoro, risponderò coi risultati
FERRARA. Se ne doveva andare, se n’era già andato al termine del campionato scorso, col suo San Carlo retrocesso dalla Promozione alla Prima categoria. Mister Leonardo Rossi, al massimo e fino ad allora, le stagioni le aveva chiuse vincendo. Una prima volta dunque dolorosa, che sembrava averne chiuso la carriera.
Invece, Rossi è rimasto alla guida dei sancarlesi pronto alla nuova sfida in Prima categoria: «L’avevo già detto lo scorso anno – dice Leo -, e lo ribadisco in questo. La mia è una scelta precisa, amo il mio lavoro e non ne faccio una questione di categorie. San Carlo è stata una scelta precisa dettata da motivi personali e familiari, poi perché credo in questo progetto. La società mi ha voluto confermare a tutti i costi, è stato fatto un buon lavoro e i dirigenti apprezzano la mia persona. Poi, la differenza la fanno sempre i giocatori, tutti gli allenatori alla fine sono bravi. Coi parametri attuali non possiamo immaginare di fare cose clamorosamente importanti, ma possiamo divertirci».
Leonardo Rossi, classe 1960, ha giocato e allenato praticamente quasi dappertutto. Da giocatore ha calcato praticamente tutti i palcoscenici, dalla serie A (dove il Bologna lo fece esordire 18enne il 7 gennaio 1979, Torino-Bologna 3-1) fino alla C1; da allenatore è stato a lungo nei professionisti e tra i dilettanti ad alto livello. Tanto che il Fano, serie D, lo ha cercato. Ma alla fine, l’amico Massimiliano Menegatti, suo ds ai tempi della Giacomense e nuovo ds del Fano, ha preferito scegliere Cusatis.
«Non mi sento tradito, anzi, col direttore sportivo ci sentiamo spesso. Ne ho apprezzato il coraggio e l’onestà: mi ha detto che mi vedeva arrugginito e ne rispetto la decisione. Dopo due anni di inattività tra i professionisti - racconta ancora Leo - ha preferito affidare la squadra ad un altro allenatore che peraltro conosco bene avendoci giocato assieme e che stimo perché ha sempre fatto bene». Rossi ha fatto la storia calcistica del Fano, stampa e tifosi sarebbero stati dalla sua parte. Ma è andata diversamente: «Sì, sarebbe stato bello - ammette - ma è andata così. Posso solo aggiungere che allenare è come andare in bicicletta, non si dimentica una volta imparato e io di certo non mi sento arrugginito. Non posso sapere se la mia carriera tra i professionisti sia davvero finita, oggi sembra di sì, ma io non mi sento arrugginito. Forse non alleno più a grandi livelli per altri motivi. Nel lavoro non bastano la bravura, l’abnegazione e le indubbie capacità. Ho visto grandi professionisti cedere il passo ad altri allenatori meno intuitivi, perché più bravi nel vendersi bene. C’è una parte di lavoro che consiste nelle pubbliche relazioni, nel sapersi approcciare bene con chi alla fine prende le decisioni per la società. Io ammetto - dice ancora Leo - che in questo non sono mai stato troppo bravo. Preferivo lavorare sul campo, invece di passare lunghe ore negli uffici ai piani alti. Sono fatto così e non me ne pento, potrei fare invece una lunga lista di nomi di colleghi, e chi vive nel mondo del calcio lo sa bene, che con risultati quasi sempre deludenti sono tuttora in auge. Ed altri, con carriere stellari senza alcuna occupazione. A me, però, non date dell’arrugginito, per piacere; mi sento ancora ben oliato e pronto a far parte di un bell’ingranaggio».
Corrado Magnoni
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