«Sono stanco, lascio la Marrarese»
Il presidente Zaniboni si fa da parte, i giocatori vanno al Gambulaga
MARRARA. Dopo una vita trascorsa nel calcio, oltre che nel volontariato locale, Albertino Zaniboni all’età di 72 anni ha deciso che era il momento di farsi da parte. Zaniboni è un personaggio conosciutissimo nel mondo pallonaro dilettantistico ferrarese. Per trent’anni ha ricoperto la carica di presidente della Marrarese (la società fondata a metà degli anni Cinquanta lo scorso anno ha disputato il campionato di Seconda categoria) e in precedenza era stato consigliere della stessa società ai tempi in cui il presidente era Turiddu Zanzi (una vita da gelataio, oggi ha 95 anni).
«Si è tratto di una decisione molto sofferta - afferma Zaniboni - il fatto è che non c’è più un ricambio generazionale, sono spariti i volontari e senza di loro è impossibile pensare di andare avanti: poi gli anni cominciano a pesare. Per tanto tempo ho trascurato la mia famiglia ed anche il lavoro e quindi ho deciso che era il momento di lasciare».
Come l’hanno presa i suoi ragazzi?
«Sono rimasti increduli. Mi hanno detto che erano disposti a pagare l’iscrizione di tasca loro. Sono stati commoventi ma ho detto loro che la decisione l’avevo già presa».
Che ne sarà di loro?
«Sono passati in blocco al Gambulaga. Sedici giocatori ed anche l’allenatore Bruni. Quella società è retta da un mio carissimo amico, Renzo Mantovani, il quale mi aveva riferito di essere in difficoltà ad allestire una squadra. Gli ho risposto che ci pensavo io e gli ho regalato i giocatori».
La costruzione del campo sportivo è costata enormi sacrifici. Ora quale sarà il suo destino?
«Alcune società mi hanno già chiesto la disponibilità dell’impianto. Entro fine settembre mi ritroverò con il consiglio e decideremo il da farsi. A proposito del campo sportivo, vorrei dire due cose. Lo sa che il Comune di Ferrara chiede annualmente 2.500 euro di affitto? Credo sia un caso unico almeno in provincia di Ferrara. Sottolineo poi il fatto che l’impianto, inaugurato nell’anno 2000, è stato costruito grazie al fattivo lavoro dei volontari. Il Comune ci ha dato il terreno acquistandolo se non ricordo male dalla Curia dopo che per un paio di anni eravamo migrati a Runco e per altre tre stagioni a San Nicolò».
La carenza di volontari è un problema che attanaglia tante altre società.
«Lo so bene. Ho tanti amici nel mondo del calcio dilettantistico e varie società hanno questi problemi. Il fatto è che i giovani che si avvicinano sono pochi. Faccio un esempio: una dozzina di anni fa era stata fondata a Marrara la società Real Estense. Per vari anni gli ho dato una mano e loro si impegnavano in estate e venivano ad aiutarci alla sagra della piadina».
E poi cosa è successo?
«Ci hanno detto che dodici serate erano troppe e che rinunciavano a dare il loro apporto gestendo da soli la loro società. E’ andata a finire che in due anni tutto è finito».
La soddisfazione più grande che ha avuto?
«Nel 2013 quando sono stato premiato a Cagliari dal presidente Carlo Tavecchio e da Gianni Rivera per i 27 anni di presidenza. La foto me la portò due mesi dopo già incorniciata il presidente regionale Paolo Braiati».
Altre soddisfazioni?
«La promozione dalla Terza alla Seconda all’inizio degli anni Ottanta. Subito retrocedemmo in Terza per poi salire nuovamente un paio di anni più tardi e poi la nuova promozione in Seconda al termine della stagione 2012-2013 quale miglior terza classificata e poi l’orgoglio di avere lasciato una società priva di debiti».
Lei non ha mai giocato a calcio. Dove nasce questa passione?
«Ho sempre fatto volontariato per il bene della mia comunità. Prima per organizzare la fiera e poi nel mondo del calcio dove ho avuto tante soddisfazioni».
Delusioni?
«Non direi. Anzi una. I politici dovrebbero capire maggiormente cosa significa fare volontariato».(m.b.)
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