Spal, all’esordio in serie B lo stesso film di Cagliari È lì che bisogna lavorare
Come in Coppa: grande calcio per mezz’ora e tante occasioni non sfruttate Poi dopo lo svantaggio un evidente calo soprattutto fisico ma non solo
BENEVENTO. Il Sannio s'infiamma. Brucia di passione per la Strega, che qui non è solo il noto amaro locale ma anche la squadra di casa. Oltre 8.000 tifosi sabato sera al "Santa Colomba" per l'esordio in B contro la Spal. Caroselli di auto in città e fuochi d'artificio alle 1.30 di notte. Benevento va a dormire e si risveglia nel segno dei giallorossi. L'unico a restare indifferente, pare, è il portiere dell'albergo che ci ospita, impegnatissimo a... cacciare Pokemon sia nelle ore post-partita che ieri mattina.
E la Spal? La Spal ha involontariamente partecipato alla festa. Mentre avrebbe voluto farla. La festa, intendiamo. Avrebbe anche potuto. Ma, in estrema sintesi, è stata condannata dalla propria mancanza di concretezza.Venti/trenta minuti, quelli iniziali, di grande calcio, non si sono tradotti nel logico vantaggio che avrebbe suggerito il campo. Atteggiamento giusto, linea difensiva molto avanzata, capacità di conquistare palla e giocarla, manovra ariosa e ficcante, palleggio, circolazione e verticalizzazioni. Occasioni. Tante. Nette. Gol? Nessuno. Così è, e dopo paghi. È la legge, antica e non scritta, del calcio. La redonda non perdona. Se non la spedisci nella rete altrui, poi ti punisce. La prima volta in cui il Benevento si è affacciato in area spallina - ancora vergine all'alba della mezz'ora - Mora ha ingenuamente causato il rigore che ha dato un'altra direzione al match. Penalty severo, ma che le immagini tv hanno dimostrato essere fischiabilissimo. Dall'1-0 per il Benevento si sono viste un'altra Spal ed un'altra partita. Certo, i sanniti sono anche forti, e ambiziosi. Qui si parla di A. Il patron Vigorito l'anno scorso ha acquistato una Bugatti perchè voleva la B. Sabato si è presentato con una nuova Aston Martin perchè punta alla A, ed ha promesso altri due o tre rinforzi di qualità. Aneddoti che raccontano i colleghi campani. Ma in chiave Spal ci interessa altro.
Riflessione. Lo scenario - entità del punteggio finale a parte (5-1 a Cagliari, 2-0 a Benevento) - è stato esattamente lo stesso del match di Coppa Italia in Sardegna. Un avvio sfavillante, una manovra da signora squadra, un'evidente superiorità, le possibilità per andare sul 2 o 3-0, o comunque in vantaggio. La Spal c'è, la Spal sa stare in campo, la Spal ha qualità, raccoglie applausi e consensi anche da parte degli osservatori locali, o neutrali. Ma basta non segnare e, al contempo, andare sotto alla prima opportunità per l'avversario. E poi giocare in maniera completamente diversa. Scomparire o quasi. Dare l'impressione di non crederci, o quasi. È successo a Cagliari, è ricapitato a Benevento per la prima giornata di serie B.
Posto che più vai su e più devi far gol quando ne hai la possibilità, perchè ai piani alti il margine d'errore è minimo, come si spiegano queste metamorfosi? Questione di personalità o di condizione? Un po' e un po', probabilmente. In svantaggio, la Spal non ha trovato le risorse per reagire, per continuare con il suo calcio. A Benevento, solo il lampo di Antenucci al 5' della ripresa. Che poteva valere il pareggio, ma che è rimasta l'ultima traccia della presenza dei biancazzurri nel match. Dopo, la squadra ha perso distanze (molto più lunga rispetto all'inizio), iniziativa, ritmo. È parsa fiacca, senza idee, piglio e risorse. A disagio. Nel primo tempo Lazzari e Melara sembravano Beep Beep e Wile Coyote. Nella ripresa i ruoli si sono invertiti e l'ex spallino ha travolto chi si parava sul suo passaggio. Contemporaneamente, sull'altro lato del campo Mora era piegato in due, senza benzina, stanco al punto di non arrivare su un comodo invito ed anche di mancare un apparentemente banale disimpegno nella sua metà campo. Le immagini della differenza di passo e freschezza tra le due squadre.
C'è da preoccuparsi? In teoria no. La Spal ha condotto una preparazione mirata, per affrontare la maratona della serie B ed il suo snervante dispendio fisico. Andrà presto a regime. Inoltre non dimentichiamo che Schiattarella era alla prima partita (finchè ne ha avuto, ha dimostrato che giocatore è) e che Vicari non ha debuttato. Così come non si può già essere sulle spine per la sconfitta al debutto e la prospettiva della prima in casa: che si vinca o che si perda con il Vicenza, poi resteranno 40 partite. 40, capito?
La Spal deve ripartire dalle proprie certezze (la qualità di gioco che sa esprimere, la capacità di creare palle-gol), correggere gli errori che l'hanno penalizzata (leggi i gol mancati), acquisire più personalità. Dote che non si acquista al market all'angolo di casa, ma che può essere aumentata... comprando chi ne possiede. Due pezzi? Un difensore centrale ed un centrocampista? . Può essere. Ma Vicari al centro della retroguardia è una soluzione (e l'ottimo San Giani, che sabato ci ha messo più di una pezza, andrebbe sul centro-sinistra), e in mezzo non dimentichiamo che a Benevento erano indisponibili sia Schiavon che Pontisso. Al tempo stesso si può dire che è da fine aprile che la Spal sapeva di doversi dotare di centrale e regista con certe caratteristiche e poi per situazioni e valutazioni varie non lo ha fatto. Ma la squadra nel complesso è stata allestita bene, ed è di buona grana. Inoltre, come dice il saggio Francesco, «al pagat ti?», l'eventuale ulteriore rinforzo?
Negli ultimi tre giorni di mercato può succedere di tutto, dalla cessione di Grassi a quella di Schiavon, all'arrivo di un difensore (Ceccarelli?) e non solo. Ma... keep calm.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
