Campione, 22 anni ma sembra ieri
Oggi la ricorrenza della tragica scomparsa del talentuoso attaccante spallino
FERRARA. Era mercoledì, esattamente come oggi. Ed era una serata di Champions, come questa che calerà da qui a qualche ora. Sono trascorsi 22 anni: mercoledì 14 settembre 1994, mercoledì 14 settembre 2016.
Già, sono 22 anni oggi. Quella sera moriva Beppe Campione, giovane attaccante della Spal. Giovane sì, ma i campi dell’Europa delle Coppe lui li aveva già calcati. In biancazzurro cercava il rilancio, dopo la rapida fama - forse troppo rapida ed effimera - conquistata col Bologna. Campione aveva compiuto 21 anni da due settimane. Inutile tornare sui fatti, sul tragico incidente stradale che coinvolse l’auto guidata da Antonio Soda, compagno di squadra in biancazzurro e amico di Beppe. Non solo la Spal, tutta Ferrara rimase profondamente segnata da quella disgrazia, dalla scomparsa di un giovane che era subito entrato nei cuori del popolo per ragioni difficili da spiegare così, a parole, e che andavano oltre l’espressione del suo talento calcistico.
Ai funerali, in Duomo, c’era il mondo. E in campo, la domenica, accadde una di quelle cose che solo il calcio sa proporre, e che non hanno una logica. Un gruppo di persone reso ancor più coeso, forte, imbattibile, spinto da una forza non terrena.
Quando il Torino giocò il derby con la Juve subito dopo la morte di Gigi Meroni, nel 1967, il quarto gol della straripante vittoria granata fu segnato da Carelli, che vestiva il 7 di Meroni.
Quando il Cruzeiro fu sconvolto dalla morte di Roberto Batata, vittima pure lui di un incidente stradale, tornò in campo per affrontare l’Alianza di Lima nel ritorno di Copa Libertadores, e stravinse segnando 7 gol: 7, come il numero di maglia dello straordinario Roberto.
Quando la Spal, i funerali di Campione appena celebrati, calcò il prato del “Mazza” per affrontare lo Spezia, dopo 6 minuti era sotto di un gol. Alla fine vinse 5-1.
Non sono cose che si spiegano.
Campione lo avevamo visto giocare tante volte, prima del suo approdo alla Spal. La prima, giovanissimo, allo stadio in un torneo “Paolo Mazza”. Doveva essere l’88, o giù di lì. Ma, di lì in poi, non è un’immagine di una sua partita, di una sua azione, quella che conserviamo. No, rammentiamo un altro flash: Beppe che, nel ritiro spallino di Sestola, calcia meravigliosamente di collo, per mandare il pallone nella rete vuota. Per un innamorato del calcio, c’è nulla di più bello di sentire il fruscio del pallone quando si spegne nella rete. E Campione, vero enfant de la balle, del calcio era innamorato. Come della vita. (p.n.)
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