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«Spal, è vietato snaturarsi Poi i rinforzi»

di Paolo Negri
«Spal, è vietato snaturarsi Poi i rinforzi»

Il ds: da stasera a gennaio guai stravolgere «Ma per non soffrire serviranno tre pedine»

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FERRARA. Gianni Rosati è direttore sportivo di lungo corso. Figlio e nipote d’arte (lo zio Tom ha allenato Pescara e Palermo tra le altre), Carpi e Reggina tra le sue tappe più significative. Lo ricordiamo attento osservatore della Spal fin da quando nel 1989 comparve al Centro di via Copparo per assistere ad una partitella-provino in cui si testavano vari giovani. Poi è stato vicino alla Spal dei Pagliuso, amico ed estimatore di Gigi Consonni e Max Allegri. Ora segue la B con occhio clinico.

Direttore Rosati, lavora per la Juventus. Giusto?

«Non proprio. Diciamo che giro per Max (Allegri; ndr)».

La Spal stasera va a Perugia: si può già parlare di gara-snodo per entrambe le squadre?

«Il Perugia l’ho fatto seguire e l’ho visto in tv con la Ternana, e nell’occasione non mi ha incantato. La Spal l’ho osservata di persona ad Ascoli, mentre le sue altre partite le ho guardate su Sky».

Impressioni?

«La Spal con il Verona ha palesato delle difficoltà evidenti, ma di Verona ce n’è uno, non ne vedo un altro. I gialloblu vincerebbero il campionato anche se li allenasse il bidello di terza media di Montefiascone... Quindi, è stata una gara che non può far testo, o relativamente: se i panchinari del Verona fossero scesi in campo per la Spal, forse i biancazzurri avrebbero fatto risultato».

Chiarissimo. Tant’è, la Spal è reduce da 1 punto in due gare interne di fila e ora va a Perugia...

«L’importante, da qui in avanti, è che la Spal non perda la sua filosofia. Se vorrà fare un buon campionato, senza navigare nelle acque limacciose della classifica, le servirà qualche rinforzo. Nel frattempo deve insistere sulle sue prerogative e così può far bene fino a gennaio. Se invece scombussola la squadra, allora può avere qualche scompenso».

Filosofia, prerogative. Cosa intende?

«Modulo, impostazione tattica. La Spal di Ascoli l’ho vista molto bene nel primo tempo, in difficoltà nella ripresa, ma lì se l’è un po’ cercata».

In che senso?

«Zigoni per caratteristiche mi sembra imprescindibile: allunga la squadra, non l’accorcia. Contro l’Entella nel primo tempo la Spal ha messo otto palloni davanti alla porta ma, senza Zigoni, non c’era chi la buttasse dentro. Detto ciò, il modello deve essere il primo tempo di Ascoli: palla a terra. movimento, inserimenti. Mora mi è piaciuto, Lazzari di più: moltissimo. Chi gioca a Perugia?»

Forse Mora mezz’ala, con Arini al centro. Pontisso è out per infortunio.

«Peccato. Pontisso ha cervello, è l’eminenza grigia della squadra».

Per rinforzi invece a chi o cosa fa riferimento? E quando?

«A gennaio. Una mezz’ala di ruolo e - visto che gioca con tre centrali difensivi - due là dietro. Serve un regista arretrato, io a Pistoia imposi Allegri in quel ruolo e gli allungai la carriera. Ora, alla Spal, vedrei benissimo uno come Cascione del Cesena: da centrale, dietro, darebbe il massimo. E poi un marcatore rapido, a sinistra. Cremonesi è bravo, in B ci sta, ma è destro ed a sinistra va in difficoltà. Il resto della Spal è ok. Forse manca uno di grossa personalità. Il leader è Giani, che sa giocare, ha idee e piede, ma non più il passo della categoria e ciò si nota in alcune chiusure».

A proposito di categoria, la Spal la vale?

«Sì. Come ho detto, non deve snaturarsi. Poi, se vorrà, potrà ricorrere agli accorgimenti a mio avviso necessari per non rischiare di soffrire fino all’ultimo. Ma l’organico complessivo è buono, e il livello globale della categoria si è abbassato molto».

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