Bella a metà la Bondi spreca un’occasione
Sotto di 19 Ferrara scala una montagna Ma si arena e manca il colpo con Moreno
FORLI’. Sarebbe bastata una zampata per cambiare volto a una partita nata sotto una stella non proprio fulgida, ma che strada facendo s’è dimostrata abbordabile. E invece, dopo aver scalato una montagna ed essere arrivata a un passo dalla vetta, la Bondi s’è arenata proprio sul più bello, nel momento in cui c’era da dare il colpo di grazia e fare l’impresa. Ma la fatica, la tensione e la poca lucidità hanno consegnato la vittoria a chi se l’è meritata di più. Forlì bagna così con lo champagne il ritorno nel secondo campionato nazionale e fa felice un palasport colmo di passione. Peccato, perché alla fine, dopo una gara bella a metà, la sensazione è quella che Ferrara abbia sprecato un’occasione. Ma quando giochi un primo quarto con una difesa effimera e un secondo dove fatichi parecchio a fare canestro, tanto da andare sotto anche di 19 punti (35-16), pensare di portare a casa i due punti è davvero un sogno. E invece la Bondi, cui mancherà qualcosa ma non certo il carattere, ha gettato sul campo tutta l’energia e il mestiere possibile, tanto da ricucire punto dopo punto uno strappo che sembrava enorme. Senza fretta, con apparente serenità e tanta determinazione, la squadra di Trullo, priva di Ibarra, ha risalito la china. E dopo aver raggiunto e superato Forlì sul 63-64 al 36’, ha giocato fino alla fine. Peccato che in biancorosso ci fosse un fuoriclasse come Blackshear che da solo, oltre a valere il prezzo del biglietto, riesce pure a vincere le partite. L’ha fatto rimettendo subito a posto le cose quando Ferrara è andata davanti, insaccando una tripla. L’hanno seguito poi Rotondo e Bonacini. Il primo addormentando la difesa con un movimento lento, ma efficace in area. Il secondo segnando in transizione. Per poi ridare la ribalta all’americano, che non solo ha segnato il 72-66, ma poco dopo ha stoppato pure il pari ruolo Roderick, troppo stanco e spavaldo per essere concreto come l’avversario. Morale, a novanta secondi dalla fine Forlì era sopra di sei punti e si sentiva quasi sul traguardo. Poi, una fiammata di Cortese, un canestro e due liberi di T-Rod hanno ridato coraggio alla Bondi, tanto che a otto secondi dalla sirena il punteggio era sul 72 pari. Ma, dopo il libero segnato da Blackshear, e quando bisognava segnare il canestro della vittoria, Moreno s’è stampato contro il muro alzato da Crockett e Pierich. Lo stesso muro che ha regalato la vittoria all’Unieuro.
La Bondi, invece, contro quel muro ci ha sbattuto la testa ed ora deve ragionare su una sconfitta di misura. Perché sarebbe bastato poco per fare il colpaccio. Ma quel poco non c’è stato.
Attenuanti ce ne sono tante. Siamo all’inizio di un campionato lungo e difficile. Per Ferrara, e non solo, la forma ideale è ancora lontana. Se a questo si aggiunge poi l’assenza di Ibarra - che ha tolto equilibrio nelle rotazioni - è facile capire come vincere sarebbe stata una vera impresa per una squadra che ha avuto non poche difficoltà nella preparazione e nel precampionato. Le difficoltà in difesa nei primi due quarti sono state evidenti. Così come la ridotta capacità di avere soluzioni offensive. Ma sono i sintomi di una Bondi che è ancora un cantiere aperto. Alla fine è stato lo stesso Trullo a fare una lucida analisi della situazione. Certo, nemmeno Forlì ha brillato, ed ha giocato una partita altalenante sia in attacco che in difesa. Ma dopo essere partita forte, è riuscita a trovare le energie per vincere nel finale. Proprio quelle che sono mancate alla Bondi che torna a Ferrara tenendosi stretti i tanti segnali positivi. Perché dopo una partenza col freno a mano tirato, la Bondi ha dimostrati di essere frizzante e capace di fare male.
Mauro Cavina
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