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Faye, leoncino del Senegal Dalla strada alla Spal

di Paolo Negri
Faye, leoncino del Senegal Dalla strada alla Spal

Notato due anni fa a Petriolo, nelle Marche, mentre giocava scalzo È arrivato quest’estate in biancazzurro e sta già segnando tanto con l’Under 15

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FERRARA. In principio fu il compianto Michel N’Gom. I suoi dribbling infiammarono prima Marsiglia e poi Parigi e - troppo brevemente - Auxerre. Impresa mica da poco. Lui, Boubacar Sarr, il grande Jules Bocandé. Attaccanti di razza, precursori dei talenti di oggi.

Chi ama il calcio non può non amare il Senegal. L’emblema più bello, profondo e genuino del football africano.

“Mbarodi”. Se i ricordi delle nostre letture sono giusti, crediamo si dica così. In lingua Peule significa Leoni. I Leoni del Senegal.

Ecco, la Spal ha un... leoncino. È Ahmed Modou Faye. Senegalese e attaccante. Punta dell’Under 15 biancazzurra. Nell’ultima partita di campionato, vinta 5-0 contro il Cittadella, ha segnato una doppietta. Non i suoi primi gol spallini. L’auspicio è quello di un futuro radioso, ma qui vogliamo soffermarci soprattutto sulla sua traiettoria umana, sulla sua storia. Una bella storia di vita e di calcio. Quasi una storia d’altri tempi, romantica, di povertà, dignità, orgoglio, riscatto.

Si racconta che Faye sia stato scoperto in maniera del tutto casuale, mentre palleggiava e giocava scalzo in strada. È la verità. Nelle Marche, a Petriolo, paese di 2.000 abitanti (uno più, uno meno...) in provincia di Macerata. Ahmed Modou Faye è arrivato in Italia due anni fa, con parte della sua numerosa famiglia: i genitori e cinque fratelli, mentre altri cinque sono rimasti in Senegal.

La scorsa estate abbiamo accennato di sfuggita alla sua parabola. A scoprirlo è stato Fabio Liseri, presidente del San Marco Petriolo. Lo ha visto, ne è rimasto incantato, ne ha intuito il grande potenziale. Ne ha apprezzato anche (e soprattutto, vorremmo dire) le qualità umane, morali, l’integrità, l’umiltà, la determinazione. Liseri lo ha accolto come un figlio, in un certo senso lo ha adottato, nonostante Faye non fosse in Italia da solo ma - come detto - con la propria famiglia. Un rapporto affettivo forte, oltre il calcio. Ma tradotto anche sul campo.

Faye con il San Marco Petriolo ha subito fatto la differenza, ha segnato tantissimo, come del resto con il Montemilone Pollenza. Lo volevano Sassuolo e Atalanta, Empoli e Carpi, Ascoli e Padova. Faye ed il suo mentore hanno scelto la Spal, che lo ha vincolato per tre stagioni ed al compimento dei 16 anni potrà fargli firmare un contratto “vero”.

In un’intervista al Corriere Adriatico proprio Fabio Liseri ha affermato:

«La Spal è stata la miglior scelta possibile. L’aver creduto in lui mi dà una gioia immensa, che vorrei dividere con Maurizio Fusari, altro dirigente petriolese che ha creduto in Faye. L’abbiamo trovato scalzo che giocava in mezzo alla strada ed ora è un piccolo calciatore che ha le qualità tecniche e umane per diventare un grande».

Come restare insensibili davanti a tutto ciò?

La Spal ora coltiva uno dei suoi gioiellini. I gol sono arrivati subito, stanno arrivando, arriveranno. La strada è ancora molto, molto lunga. Ma Faye ne ha già percorsa tanta, da quel giorno in cui giocava scalzo. Nulla può intimorire un vero “Mbarodi”.

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