Old Lions, il cuore del tifo Vent’anni per la Benedetto
Basket. Il club organizzato degli appassionati centesi compie gli anni Iniziative, una cena e la sciarpa celebrativa. Tra ricordi, viaggi ed emozioni
CENTO. “Quando questa tifoseria inizia a far sentire il suo ruggito, non ce n'è più per nessuno”. È la frase che identifica e contemporaneamente celebra i vent’anni degli Old Lions, il caloroso e appassionato gruppo che segue la Benedetto XIV Basket. Il settore riservato ai tifosi biancorossi festeggerà questa importante ricorrenza con un momento conviviale (sabato pranzo al Ristorante Minelli) e con altre iniziative come la sciarpa celebrativa del ventennale. «È vero che come gruppo esistiamo da vent'anni - esordisce Alessandro Maretti, uno dei leader storici della tifoseria centese -, ma è altrettanto vero che forme di tifo spontaneo qui a Cento esistono sin dai primi anni di vita della Benedetto, quando si giocava sul campo dell'oratorio. La prima forma di tifo organizzato è nata quando la squadra giocava nella palestra della scuola media».
«L'idea - continua Maretti - è stata mia e di Alessandro Guizzardi, da tutti conosciuto come “Gizzo”; dopo qualche tempo sono arrivati altri ragazzi che hanno dato forma al Direttivo della tifoseria. Molto importanti sono stati anche Carlo Poli e i membri del Gruppo Colonna. Quando poi hanno inaugurato il palasport, la nostra tifoseria si trovava sulla gradinata e quando la squadra ha affrontato i playoff ci siamo spostati nel parterre dove ci troviamo tuttora».
Avete subito adottato il nome Old Lions ? E come è nato il gemellaggio con i tifosi della Fortitudo Bologna?
«Molti di noi alla domenica andavano al PalaDozza a vedere le partite interne della Fortitudo. Con loro c'è stato sempre un contatto, poi, nel corso degli anni, c'è stato il gemellaggio vero e proprio che si è suggellato nelle due stagioni che la compagine felsinea ha giocato in serie B».
Quali sono le trasferte che ricordate con piacere e quelle che vorreste dimenticare ?
«Partiamo dal presupposto che ogni trasferta che abbiamo fatto è bella al di là del risultato ottenuto. Abbiamo fatto tantissime trasferte in giro per l'Italia, ma quelle fatte in Sardegna e in Sicilia sono speciali. Una trasferta che vorremmo dimenticare? Sicuramente quella di Scafati, una sconfitta che, a distanza di tanti anni, ci brucia ancora. A pochi secondi dalla fine eravamo avanti, poi, sulla sirena finale, è arrivato il canestro della formazione campana che, per noi, si è tradotto in sconfitta».
Parliamo del presente. Come avete visto l'arrivo di Gianni Fava al timone della società ?
«È stato un segnale importante per fare quel salto di qualità che aspettiamo da tempo. Vogliamo ringraziare tutti i dirigenti che ci sono stati fino ad ora, persone da elogiare. Per fare il salto di qualità che tutti vogliamo c'è bisogno di un grande impegno e pensiamo che stavolta sia la volta buona».
Mettetevi per un attimo nei panni di coach Giordani. Provate a fare una formazione All-Star della Benedetto...
«È troppo difficile. Non sapremmo proprio chi mettere. Abbiamo visto tanti giocatori. Ognuno di essi a suo modo ha segnato la storia gloriosa di questa società».
Non ultimo, il ricordo di quei tifosi che non sono più tra noi.
«Pensiamo a due persone in particolare: Valerio Mazzoni e Gian Enrico Cevolani, da tutti conosciuto come “Zimmer”. La sua morte fu un brutto colpo per tutti noi. Stravedeva per la squadra ed era un punto di riferimento per la curva. Posso dire che il coro “e ieri sera” che lui amava cantare, dopo la sua morte non lo abbiamo cantato più».
Gabriele Sbattella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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