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coach giorgio È il doppio ex

Valli le chiama ragioni del cuore

di Marco Nagliati
Valli le chiama ragioni del cuore

FERRARA. Giorgio Valli ha sempre faticato a far trasparire in pubblico l’emotività che gli circola nell’anima. Geloso dei sentimenti, sovente dava l’idea di essere distaccato. Totalmente assorbito...

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FERRARA. Giorgio Valli ha sempre faticato a far trasparire in pubblico l’emotività che gli circola nell’anima. Geloso dei sentimenti, sovente dava l’idea di essere distaccato. Totalmente assorbito dal lavoro di coaching: schemi, programmi di allenamento, sfide da preparare... Eppure, talvolta, qualche sussulto è scivolato dalla maschera. Il ricordo cade a fine stagione 2007, ad esempio, la sua prima a Ferrara: sala stampa del palasport estense, la Carife appena eliminata dai playoff per mano di Pesaro (che poi battè pure Rimini e Pavia salendo in A1). Battaglie erculee, sempre perse per un’inezia dagli estensi (99-97; 99-95; 89-78). Con voce rotta dall’emozione, Giorgio disse: «Mi dispiace sia finita così, i ragazzi meritavano almeno di vincere una partita per l’impegno e l’orgoglio profusi». Più che le frasi, il modo in cui le disse. Il pomo d’Adamo che saliva su è giù: i giornalisti in piedi ad applaudirlo. Si rifece “Giorgino”, eccome. L’anno dopo promozione in serie A con Ferrara, il punto più alto di sempre. Si vinse dovunque. Ma quando il Basket Club espugnò Reggio Emilia, beh... Valli tremava e vibrava. Insomma, quattro anni memorabili ha computato il tecnico alla guida di Ferrara. Chiuse con un lieve malore nel “dannato” spogliatoio di Biella: primavera 2010, Club retrocesso. Poi le ultime due annate alla Virtus Bologna: la prima a scriver miracoli, la seconda a firmare il dramma. Retrocessione, la prima sul campo delle gloriose Vu nere.

Domenica al Pala Hilton Pharma (ore 18) la Bondi Ferrara sfida la Segafredo Virtus Bologna, se c’è una partita che Valli sente sua non può che essere questa. E coach Giorgio, la mette sulle emozioni. Con una ferita enorme che stenta a rimarginarsi: la caduta in A2 della Virtus che lui conduceva. «Questo dispiacere rimarrà sempre - racconta Valli -: lo vivo molto sul personale. So bene che le responsabilità non sono tutte mie, però il peso per me è notevole. Mai nessuna squadra è retrocessa con 22 punti e arrivo a tre formazioni. Per decretare una caduta simile servirebbero gli spareggi e non la classifica avulsa. Anche perché lasciare la serie A non è indifferente per un club, in più risalire è durissima».

«Faccio questo mestiere per passione - aggiunge Valli -: non per soldi o per fama. Non riesco ad essere più freddo. Ad ogni modo vedrò di rialzarmi». Papà di Marco (2 anni), Valli è ovviamente aggiornatissimo. Segue e studia pallacanestro. «La Bondi s’è messa in mano a Trullo che ha esperienza da vendere: è stata una mossa saggia da parte della società. Tony è bravo, equilibrato. Sa navigare in una A2 difficilissima e competitiva. Sono in lizza 32 formazioni, la forza si spalma. Perdere qualche partita è fisiologico ed è quello che, ad esempio, è accaduto domenica con Ravenna alla Virtus. Su un percorso così lungo non sono inciampi che lasciano il segno, a patto che ogni ambiente sia calmo ed abbia pazienza. Faccio un esempio: Forlì ha vinto tre partite di misura ed è in testa, Mantova ne ha perse un paio di un niente ed è in crisi. A volte contano gli episodi: per questo serve dare fiducia ai tecnici». Non facile ottenere credito in casa di una Virtus che vuole rispolverare immediatamente il blasone. «Domenica c’è in programma una sfida molto interessante con Ferrara. E io spero che sia una festa: respiriamo positività. Nel nostro basket girano pochi soldi, che quelli se li accaparra il calcio: almeno produciamo spettacolo e che la gente se lo gusti».

«Questa A2 è il campionato degli italiani - aggiunge coach Giorgio -: mi fa piacere che la Virtus ne schieri parecchi e tutti portati da me in prima squadra». Tornando ai tempi eroici della Pallacanestro Ferrara: ancora ci si ricorda della vostra vittoria sulla Virtus in serie A. Sorriso: «Eravamo in uno stato di grazia in quei mesi, con l’arrivo di Ray ci fu la svolta. Diciamo che si giocava anche un bel basket, no? Quanto a Ray, non siamo stati fortunati: a Ferrara volevamo riconfermarlo e si infortunò. L’anno scorso a Bologna s’è fatto male subito. Adesso è a Udine gli auguro ogni bene ma gli consiglio anche di gestirsi un po’: lui è un generoso». Coach, la “sua” famiglia ferrarese? «Siamo in contatto, eccome. Sento spesso Seravalli e anche Morea, che l’anno scorso ha subìto una piccola cattiveria con quell’esonero ad un mese dalla fine del campionato. Noi dell’avventura ferrarese ci siamo dispersi, ma restiamo sempre una famiglia».

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