«Uno scontro fortuito e non una spinta apposta all’arbitro»
Girone O. Difesa a spada tratta del giocatore Milic Per il dirigente della Dogatese ricostruzione inventata
DOGATO. Amaro in bocca e senso d’impotenza in casa Dogatese. La sconfitta subita 2-1 sul campo dell’Ospitalese, la direzione di gara dell’arbitro Michela Capris di Ferrara e le decisioni del giudice sportivo hanno destato stupore, delusione e tanta rabbia. Domenica la direzione di gara del fischietto “rosa” non era proprio andata giù alla società biancorossa, che contestava diversi episodi e in generale tutta la conduzione del match.
Nel post partita, le parole dello storico portiere e dirigente della Dogatese, Massimo Molinari: «Vorrei partire da un presupposto: non siamo alla ricerca di nessun alibi, la sconfitta con l’Ospitalese è arrivata perché l’avversario ha sfruttato meglio di noi le situazioni di gioco, ma, l’arbitro ha reso l’incontro un vero e proprio calvario. Provo a fare un breve elenco: raffica di ammoniti, due espulsi, due rigori inesistenti assegnati, offese dirette a giocatori e la cosa più incredibile di tutto è che la partita è stata estremamente corretta».
In settimana è poi arrivata la pesante stangata del giudice sportivo, con la squalifica fino al 6 marzo 2017 del centrocampista Miroslav Milic, reo, secondo quanto scritto nel referto del direttore di gara, di aver fatto cader a terra l’arbitro con una spinta volontaria alle spalle durante il gioco. Un provvedimento che ha fatto letteralmente insorgere la società biancorossa: «Siamo allibiti - ha dichiarato Molinari -, l’arbitro nel referto non ha dichiarato il vero. Milic si è scontrato involontariamente durante una corsa di gioco e il direttore di gara ha totalmente inventato la situazione. Faremo ovviamente ricorso contro la squalifica, ma, a prescindere dall’esito, ricorreremo anche per altre vie, visto che sono state scritte in quel referto cose assolutamente fasulle. La punizione per il nostro calciatore è assurda e non l’accettiamo».
Infine, una considerazione: «Come società locale per mettere in piedi un campionato facciamo sacrifici e salti mortali tra spese importanti come iscrizione, bollette e attrezzature. Meriteremmo più rispetto, ma a quanto pare questo lo si pretende da una sola parte, facendo passare spesso società, allenatori, giocatori e tifosi come veri e propri mostri. Quando si sbaglia è giusto pagare e noi lo abbiamo fatto. Ma quando non siamo noi a sbagliare chi paga?».
Alessio Duatti
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