C’è poca Bondi e Ravenna la fa da padrona
Estensi pasticcioni al Pala Hilton Pharma Bowers fuori gara: il derby è amaro (69-82)
FERRARA. In un sol colpo la Bondi si scopre pasticciona, fragile e pure senza troppo carattere. E nello stesso momento passa anche dalla settima posizione in classifica, con vista sulla vetta, a un decimo posto forse troppo ingeneroso ma che amplifica una distanza dalle tre battistrada che a conti fatti è di appena quattro punti. Insomma, domenica da dimenticare per la Bondi, che di fronte all’OraSì si sgretola e mostra il peggio del suo repertorio, pagando salato il conto della poca freschezza fisica e di un piano partita ben disegnato, ma non certo ben eseguito.
In quaranta minuti la Bondi non ha mai realmente tenuto in mano la gara, o fatto capire di poterne prendere il controllo. E contrariamente a quanto successo con la Segafredo o a Imola, Ferrara non è nemmeno riuscita ad arrivare nei minuti finali a stretto contatto con Ravenna. Non è riuscita a sentire neppure da lontano l’odore dolce e seducente della vittoria. Quello che ti fa volare sulle ali dell’entusiasmo e superare anche limiti evidenti e che, in altre occasioni, le ha dato modo di conquistare sfide che sembravano ormai compromesse. Sicuramente merito degli avversari che hanno pigiato sull’acceleratore nelle fasi cruciali del match. Prendendo in mano le operazioni nel terzo periodo e crescendo costantemente nell’ultimo periodo, senza mai indietreggiare di un solo millimetro. Ferrara, spaesata e slegata, ha tentato in diversi modi di rimettere in piedi la gara. Ma senza la forza del gruppo e avendo dovuto rinunciare strada facendo a un giocatore importante come Bowers, messo fuori gara nel primo quarto da tre falli (di cui un tecnico), la strada s’è fatta sempre più impervia. Tanto ripida da non poter più essere percorsa.
E dire che l’inizio non era stato malvagio. Nei primi due quarti la Bondi aveva cercate di portare la sfida sulle proprie corde. Rimbalzi, contropiede e canestro segnati in velocità. Tutto sommato le cose non andavano male e in area la bilancia era in equilibrio. Poi Bowers è caduto nella trappola psicologica di Chiumenti. Il lungo di Ravenna ha giocato sul filo della simulazione ed ha innervosito l’americano della Bondi, che in un amen ha commesso tre falli tanto da obbligare Trullo a richiamarlo in panchina. Anche in seguito, rispedito in campo, le cose non sono cambiate e Ferrara ha dovuto fare a meno della sua ala forte. Ma nonostante questo, dopo il 10-12 del 6’, Ferrara ha rialzato la testa. Dopo aver subito i tiri da fuori dell’OraSì, ecco qualche penetrazione di Roderick, un “missile” di Cortese, tanto di arrivare sul 35-31, il massimo vantaggio della Bondi. Ma era evidente come Ravenna riuscisse, a strappi, a far funzionare il suo sistema di gioco, mentre Ferrara inseguisse soluzioni estemporanee.
Il parziale che ha fatto girare la partita è arrivato ad inizio del terzo quarto. Marks da tre, Smith che segna in “tap in”. Poi tripla di Raschi e fallo antisportivo a Pellegrino che porta Smith in lunetta per il 47-59 del 29’. La Bondi è al tappeto. O quasi. Perché da lì in poi Ravenna ha continuato a tenere in mano il match, girando la palla e segnando da fuori, mentre per Ferrara tante palle perse su ribaltamenti di palla improbabili e davvero poca concretezza. Condite da un pizzico di sfortuna. Si attendeva la svolta nell’ultimo periodo, che però non è mai arrivata. Anzi, è arrivato il massimo svantaggio della Bondi, sul 71-58 scaturito dall’ennesima palla persa di Roderick. Mentre Ravenna ruotava uomini e diminuiva l’intensità, Ferrara ha perso il controllo dell’area, facendo sempre molta fatica ad attaccare. Tanto che al 37’, sulla schiacciata di Chiumenti, la gara è finita.
Mauro Cavina
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