Record mondiale di palleggi tra le gambe “Umilté” ragazzi
P. ensavamo fosse una linea retta... Invece era una sinusoide. Non c'entrano l'amore, il calesse e il film di Troisi. Quanto piuttosto la Bondi, la malaparata contro Ravenna e quel filo di delusione...
P. ensavamo fosse una linea retta...
Invece era una sinusoide. Non c'entrano l'amore, il calesse e il film di Troisi. Quanto piuttosto la Bondi, la malaparata contro Ravenna e quel filo di delusione che s'insinua. Certo, impossibile immaginare un crescendo continuo della qualità delle prestazioni nell’arco di un campionato: pura utopia, che sconfina ai limiti della noia. Perché poi ti svegli vedendo tutto ripiombare in basso, come se si fosse tornati a un mese e mezzo fa, alle prime due sconfitte stagionali.
Troppo somigliante la squadra di Trullo nella versione di domenica a quella vista a Forlì e poi in casa opposta a Chieti. Passi indietro impersonati da due giocatori più degli altri: Moreno tornato nelle vesti di play sconclusionato e Bowers a litigare coi falli. Non puoi regalare entrambi (peraltro accomunati da un nervosismo contro gli arbitri oltre il livello di guardia: calma, ragazzi) agli avversari di turno e sperare che il resto della truppa ti salvi. Ne risente una circolazione di palla che ristagna e nel capitolo rientra il Roderick troppo individualista, da record mondiale di inutili palleggi tra le gambe. Discorsi tecnici sempre inseparabili da quelli psicologici, ci ricordano i maestri, e così è possibile che nel gruppo (come analizzato nel dopo match da Soloperto e dallo stesso presidente Bulgarelli) si fosse instillata una certa autostima in dosi troppo elevate. Quelle cioè che ti elevano da terra e rendono l'approdo incerto.
Punto numero uno: tutti a farsi all'intervallo una tazza di “umiltè” sacchiana, interpretata alla Crozza. Punto numero due, decisamente il benvenuto: si torna in campo già venerdì e dopo un rovescio non c'è niente di meglio che non doverci rimuginare su troppo a lungo. Arriva la Fortitudo e di Bologna, come si ricorderà, ne abbiamo stesa un'altra, in precedenza.
Fabio Terminali
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