Marchegiani promuove la Spal e anche Gabriele «Può lottare per la serie A»
L’ex portiere e attuale opinionista Sky ha seguito in tv il debutto del figlio. «Tappa superata in maniera adeguata. Lì lo stanno facendo crescere»
FERRARA. Puoi essere stato un portiere di levatura internazionale. Puoi essere un apprezzatissimo opinionista Sky. Ma lo spessore umano non si misura sulla scorta del curriculum calcistico e della notorietà televisiva. Luca Marchegiani, ex numero 1 della Nazionale, dimostra che persona è e dovrebbe servire da esempio per quei (tanti) genitori che non stanno al proprio posto e finiscono con il condizionare i propri figli non facendo il loro bene nella crescita sportiva.
Cosa di più naturale, ieri, che cercare Marchegiani all’indomani del debutto di suo figlio Gabriele con la maglia della Spal, in B? Scontato, forse. Decisamente meno banale il comportamento dell’ex portiere di Torino e Lazio. Che prima prende tempo, quasi si scusa, chiede il permesso di avvertire il proprio erede. Poi misura le parole e tradisce un imbarazzo che gli fa onore:
«Sì, sono un po’ a disagio... Non voglio invadere il campo di nessuno, di mio figlio come della Spal».
Vabbè, ma come si fa a non chiedere se lunedì sera ha visto Trapani-Spal? Impossibile...
«L’ho vista, l’ho vista... (ride; ndr)».
Impressioni sul debutto di Gabriele?
«Sta facendo un percorso molto complicato, in un ruolo non semplice. Così come presentava difficoltà la partita di Trapani, particolare per costituire il debutto di Gabriele, oltretutto su un campo “caldo” e contro una squadra che doveva vincere».
Che valutazione dà della prova di suo figlio?
«Sono contento, come era contento lui quando l’ho sentito. È stata una prova all’altezza di quanto può fare in questo momento. Lui è il primo a non esaltarsi e... non devo farlo nemmeno io. Conta il percorso che sta compiendo, e l’esordio di Trapani è una soddisfazione che va collocata in tale contesto. Credo sia stata una partita che gli ha dato consapevolezza, entusiasmo e fiducia. Ma Gabriele sa che non ha ancora fatto nulla, deve continuare a “sfidarsi” in ambito Spal, una società con professionisti che lo stanno allenando bene e facendo crescere».
Gabriele adesso con tutta probabilità continuerà a giocare, stante l’assenza di Meret e quella di Branduani.
«Non so se farà altre partite, e quante. Il suo compito è quello di cercare di rispondere alle esigenze dei vari momenti, con attenzione e concentrazione. L’importante è dimostrare, è il modo in cui si affronta la gara. Mi auguro che Trapani sia stata la prima tappa per una crescita che ci dovrà essere e che auspico lui possa fare. Ma davvero, mi sento in imbarazzo nell’affrontare questi temi. È solo il momento di godersi appunto un momento che prima o poi ci doveva essere e che è stato superato in maniera adeguata. Però la strada da fare è tanta».
Per toglierla dal disagio parliamo della Spal in generale?
«Volentieri. L’impressione è ottima e non è solo mia ma di tutti gli addetti ai lavori che la seguono con grande attenzione, lo posso assicurare. È una delle squadre che stanno facendo meglio, non solo per gioco e classifica ma anche per tutto ciò che c’è intorno al club: organizzazione, entusiasmo, presenze allo stadio. La società porta avanti un programma di lavoro che sta dando frutti evidenti. La squadra sta facendo bene, come Cittadella e Benevento: significa che chi è riuscito a vincere la Lega Pro con idee e programmazione può vincere anche la serie B».
Spal da promozione?
«È un sogno. Forse è troppo. Ma può lottare per i massimi traguardi».
Cosa le piace della squadra?
«Ha individualità che erano poco conosciute ma che si stanno mettendo in grande evidenza dimostrando di non aver sofferto il salto di categoria, anzi. Inoltre sono stati inseriti giocatori come Antenucci, Schiattarella e lo stesso Arini abituati a certi livelli, e ciò è molto importante. Ancora: in B l’organizzazione e la solidità del club, le strutture, sono virtù molto importanti, al di là del valore dei singoli elementi».
Un giudizio su un giovane portiere come Meret?
«È un predestinato, da quando era ragazzino. L’Udinese è stata intelligente a mandarlo alla Spal dove può crescere senza pressioni eccessive. Meret ha grandissime qualità e la considerazione di cui gode in seno alle Nazionali può essere un’ulteriore bella spinta».
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